Tropea celebra il 4 Novembre, il sindaco Macrì: "La pace non è conquistata per sempre, dobbiamo custodirla"
La commemorazione dedicata all’Unità Nazionale e alle Forze Armate segnata dal ricordo dei quattro italiani morti in Bosnia durante la missione EUFOR Althea
Tropea – La memoria delle giovani vite spezzate dalle guerre del passato incontra il dolore, drammaticamente attuale, per i quattro italiani morti nei giorni scorsi in Bosnia-Erzegovina durante la missione EUFOR Althea. La celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate a Tropea diventa così un momento di riflessione collettiva sul valore della pace, sulla fragilità della libertà e sulla responsabilità di trasmettere alle nuove generazioni il significato autentico della Patria. Un messaggio che il Sindaco Giovanni Macrì ha voluto affidare soprattutto agli studenti, protagonisti insieme alle istituzioni e alla comunità della commemorazione cittadina.
MACRÌ: LA GUERRA NON È PIÙ SOLTANTO UNA PAGINA DEI LIBRI DI STORIA
Per decenni – ha sottolineato il Primo cittadino – abbiamo ricordato la guerra attraverso fotografie in bianco e nero, racconti dei nostri nonni e nomi incisi sui monumenti, pensando che quella pagina terribile della storia europea fosse definitivamente chiusa. Oggi sappiamo che non è così. Le guerre tornate nel cuore dell’Europa, nel Mediterraneo e in Medio Oriente ci ricordano che la pace non è una condizione naturale né una conquista definitiva. Dietro ogni conflitto non ci sono soltanto eserciti e confini, ma giovani, famiglie, affetti e progetti di vita improvvisamente interrotti.
IL CORDOGLIO PER SIMONE, CLAUDIO, FRANCO ADRIANO E LAURA
Particolarmente commosso il ricordo del Sergente Simone Ruggia, del Sergente Claudio Marchesi, del Tenente Franco Adriano Zecchillo e del Sergente Laura Procacci, deceduti il 29 ottobre nell'incidente dell'elicottero militare italiano impegnato nella missione internazionale in Bosnia-Erzegovina. Quattro persone che avevano scelto di servire il Paese, contribuendo alla sicurezza e alla stabilità di un territorio segnato dalla guerra. Macrì ha espresso il cordoglio dell'Amministrazione e dell'intera comunità alle famiglie, all'Esercito Italiano e al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, rivolgendo un pensiero di vicinanza anche agli undici feriti. Dietro ogni uniforme – ha ricordato – c'è una persona. C'è qualcuno che parte e qualcuno che aspetta.
DAL MILITE IGNOTO AI CADUTI TROPEANI, LA MEMORIA UNISCE LE GENERAZIONI
La cerimonia ha avuto inizio alle ore 11 con la Santa Messa nella Concattedrale, seguita dal messaggio del Sindaco e dal corteo da Largo Duomo a Piazza Vittorio Veneto, dove alle ore 12 è stata prevista la deposizione della corona d'alloro al Monumento ai Caduti. Un luogo particolarmente significativo per la comunità, donato alla città dai tropeani emigrati in Uruguay, testimonianza di un'appartenenza capace di resistere anche alla distanza di un oceano. Nel ricordo dei giovani caduti, Macrì ha richiamato anche la figura del Milite Ignoto, cittadino onorario di Tropea dal 2021, simbolo di quanti non fecero ritorno e delle famiglie che conobbero il dolore della guerra.
AGLI STUDENTI IL MESSAGGIO DEL SINDACO: PATRIA SIGNIFICA RESPONSABILITÀ
Rivolgendosi agli alunni dell'Istituto Comprensivo e dell'Istituto di Istruzione Superiore, Macrì ha invitato a riscoprire il significato civile e quotidiano della parola Patria. Amarla – ha evidenziato – non significa considerarla migliore delle altre, ma rispettare le regole, prendersi cura della propria città, aiutare chi è più debole, rifiutare violenza e prepotenza e compiere il proprio dovere anche quando nessuno ci guarda. Un pensiero di riconoscenza è stato rivolto anche alle Forze dell'Ordine e a tutte le donne e gli uomini in divisa, ai quali devono essere garantiti rispetto, vicinanza e strumenti adeguati per svolgere il proprio servizio.
OGGI NON CELEBRIAMO LA GUERRA, MA LA PACE E IL PREZZO CHE È COSTATA
Onorare i Caduti – ha concluso il Sindaco – significa custodire la memoria del loro sacrificio e impegnarsi perché nuove generazioni non debbano conoscere la stessa tragedia. La corona d'alloro deposta al Monumento diventa così un gesto di riconoscenza e insieme un auspicio: che prevalgano il dialogo sulle armi, la diplomazia sulla guerra e la ragione sulla violenza. Perché il desiderio più importante che possiamo affidare a questa giornata è che i nostri figli e i nostri nipoti possano continuare a vivere in un'Italia libera e democratica, conoscendo la pace come normalità e non come privilegio. Viva le Forze Armate. Viva la Repubblica Italiana. Viva l'Italia.