Iran, Teheran prepara escalation con Usa: più ruolo Pasdaran e milizie, il piano segreto
(Adnkronos) - L'Iran si sta preparando a una nuova escalation della guerra con gli Stati Uniti, ad ampliare il conflitto anziché investire nel memorandum d'intesa firmato il 17 giugno. Lo scrive il Wall Street Journal citando funzionari iraniani
(Adnkronos) - L'Iran si sta preparando a una nuova escalation della guerra con gli Stati Uniti, ad ampliare il conflitto anziché investire nel memorandum d'intesa firmato il 17 giugno. Lo scrive il Wall Street Journal citando funzionari iraniani e arabi e parlando di un ''piano segreto'' di Teheran elaborato negli ultimi 60 giorni, che prevede un maggior controllo sull'esercito da parte dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione iraniana, e un incremento nella produzione di missili e droni. In vista dell'escalation, scrive ancora il Wsj, i Pasdaran si sono coordinati con le milizie filo iraniane in Yemen e in Iraq, ampliando così il campo di battaglia al Mar Rosso. E hanno aumentato le operazioni di controspionaggio.
Secondo fonti informate citate dal Wsj, i servizi segreti arabi avrebbero raccolto prove di un cambiamento strategico all'interno della leadership dell'Iran, volto a preparare le forze a un'estensione del conflitto e ad aumentare i costi per gli Stati Uniti. L'obiettivo primario di Teheran è infliggere abbastanza ''dolore'' da garantire che attacchi come quelli subiti dall'Iran durante la guerra dei dodici giorni dello scorso anno e nell'ultimo conflitto non si ripetano.
"In Iran è diffusa l'opinione che la guerra vera e propria non sia ancora iniziata", ha affermato da Teheran Mohammad Hassan Sangtarash, analista della difesa vicino al governo iraniano. "Ciò che abbiamo visto finora viene sempre più interpretato attraverso la lente della tattica del 'salami-slice', ovvero un'escalation limitata e graduale, progettata per indebolire le capacità prima di un confronto su scala più ampia", ha spiegato. Ciò evidenzia un enorme divario tra la percezione di Washington e quella di Teheran in questa fase. Una divergenza che ha spinto i leader iraniani ad assumere una posizione negoziale intransigente e a mostrarsi riluttanti a concludere accordi.
Per il regime di Teheran, "la condizione di partenza è la guerra", ha spiegato Alan Eyre, ex diplomatico statunitense di alto livello e negoziatore sul nucleare con l'Iran. "L'Iran rimarrà in stato di guerra, preparandosi a un eventuale attacco", ha aggiunto. Anche i funzionari arabi si stanno preparando a un protrarsi dei combattimenti e dell'interruzione delle forniture energetiche. Secondo quanto riferito da funzionari a conoscenza delle recenti informazioni dell'intelligence araba, i Pasdaran hanno sfruttato la calma creata dal memorandum d'intesa per gettare le basi con le milizie alleate nella regione, al fine di intensificare gli attacchi se necessario, inviando consiglieri in Iraq, Yemen e Libano.
Secondo quanto riferito dai funzionari, i Pasdaran hanno supervisionato il dispiegamento di missili, armi navali e lanciatori di droni in posizioni che si affacciano sul Mar Rosso. Hanno inoltre fornito agli Houthi informazioni di intelligence, liste di obiettivi, tra cui porti e impianti energetici sauditi, e consigli su come proteggersi dalle rappresaglie di Riad. Inoltre, il Wsj scrive che i Pasdaran hanno minacciato gli Stati del Golfo di distruggere i loro impianti energetici qualora gli Stati Uniti avessero colpito siti simili in Iran.
Nel frattempo la Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, ha riorganizzato le sue forze per una lotta più aggressiva, nominando sette figure chiave della sicurezza a capo delle istituzioni militari e repressive. Su tutti spicca Mohsen Rezaei, che guidò i Pasdaran contro l'Iraq negli anni '80, nominato segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, il massimo organo decisionale iraniano. Per rafforzare la sicurezza interna, Khamenei ha rimesso al comando dei Basij il veterano Hossein Taeb, suo stretto collaboratore che aveva guidato la sanguinosa repressione delle proteste nel 2009. Sua missione, trasformare la forza di volontari in una "rete di intelligence popolare".
C'è poi stata la nomina formale del nuovo comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, incaricato di condurre "potenti operazioni offensive contro il nemico". Il generale Mohammad Reza Naghdi, suo consigliere, ha dichiarato che la forza paramilitare deve essere pronta a condurre operazioni in territorio nemico. "La promozione di Vahidi è coerente con una leadership che prepara l'apparato di sicurezza a un periodo di confronto prolungato, piuttosto che a un ritorno alla normale politica in tempo di pace", ha affermato al Wsj Saeid Golkar, esperto di servizi di sicurezza iraniani presso l'Università del Tennessee a Chattanooga.
Secondo funzionari iraniani, i Pasdaran, forza armata di quasi 200mila uomini, hanno elaborato nuovi piani per un'ulteriore escalation, che includono attacchi preventivi. Tra le opzioni: sabotare i cavi Internet nel Golfo Persico, creare disordini politici in Paesi con comunità sciite come Kuwait e Bahrein, e potenzialmente operazioni di terra in Kuwait. Alcuni funzionari del Golfo ritengono l'Iran più aggressivo dopo la guerra e più incerte le relazioni con Teheran. Fonti vicine ai negoziatori iraniani hanno avvertito che i colloqui di pace potrebbero essere solo una parentesi prima di un nuovo conflitto. Mehdi Mohammadi, consigliere strategico del capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, ha parlato di una situazione di stallo, come la calma prima della tempesta.
In un precedente post su 'X', Mohammadi aveva indicato tra le cause del conflitto un "progetto generazionale di vendetta di sangue" per l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, in un raid dello scorso 28 febbraio. ''La nazione iraniana ha ancora molti conti in sospeso con Trump'', ha dichiarato Mohammadi, che è anche membro della squadra dei negoziatori iraniani. ''L'Iran è pronto per il grande confronto'', ha promesso.
Fact Check
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Verificato il: 18 agosto 2026