Cavalli, Coldiretti chiede il riconoscimento della cura come attività agricola
La proposta presentata a Fieracavalli punta a garantire certezze fiscali e normative agli agricoltori che si occupano di ricovero e mantenimento degli equini, anche dopo la fine della carriera sportiva o lavorativa
Riconoscere la cura dei cavalli tra le attività agricole connesse, dando alle imprese certezze normative e fiscali e valorizzando il ruolo dell’agricoltura nella tutela degli animali anche dopo la fine della loro carriera sportiva o lavorativa. È la proposta lanciata da Coldiretti nel corso del convegno “Il cavallo nella filiera agricola: riconoscimento, tutela e sviluppo”, promosso da Donne Coldiretti nell’ambito della 128ª edizione di Fieracavalli a Verona.
Cura e mantenimento dei cavalli come attività agricola connessa
La richiesta è di qualificare come attività agricola connessa l’attività di ricovero, custodia e mantenimento di cavalli ed equini, anche di proprietà di terzi e dietro corrispettivo, quando svolta dall’imprenditore agricolo. Una proposta che comprende la disponibilità di strutture e spazi, la somministrazione degli alimenti e le ordinarie attività di cura e gestione degli animali, con l’applicazione del regime fiscale previsto dall’articolo 5 della legge 413 del 1991.
Il cavallo non può essere considerato una risorsa soltanto durante la sua carriera sportiva o quando viene impiegato in attività ricreative. Anche dopo il fine carriera ha bisogno di cure, alimentazione, ricoveri e assistenza quotidiana, spesso per molti anni. Le aziende agricole, grazie alla disponibilità di terreni, strutture e competenze, possono offrire una risposta concreta a queste esigenze. Occorre però riconoscere e sostenere questa funzione, superando le incertezze normative e fiscali che oggi frenano lo sviluppo di un’attività importante per il benessere degli animali e per il reddito delle imprese.
Il confronto a Fieracavalli con istituzioni e rappresentanti del settore
Il confronto, aperto dal presidente di Veronafiere Federico Bricolo, ha visto l’introduzione di Mariafrancesca Serra, responsabile nazionale Donne Coldiretti, insieme a Luigi Scordamaglia, capo area Mercati internazionali e Politiche europee di Coldiretti e amministratore delegato di Filiera Italia, Marco Di Paola, presidente della Fise – Federazione Italiana Sport Equestri, e Gennaro Vecchione, responsabile del Servizio tributario e fiscale Coldiretti. Sono intervenuti Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, e Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Le conclusioni sono state affidate a Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti. A moderare l’incontro Francesca Gironi, presidente della Commissione Femminile Agricoltura Europa.
Aziende agricole, ippoturismo e agricoltura sociale
La proposta si inserisce in un settore che conta già una presenza significativa nel mondo agricolo: sono circa 27mila le aziende agricole italiane con allevamenti di equini, secondo il Censimento Istat 2020. Una realtà che può contribuire a sviluppare nuove attività e servizi, dalla cura degli animali al turismo rurale, fino ai progetti educativi e di inclusione. Il cavallo è infatti sempre più protagonista dell’ippoturismo, con i cammini di Campagna Amica, le ippovie e i sentieri. Non a caso sono quasi 1.400 gli agriturismi italiani che propongono attività di equitazione, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, con Sicilia, Lombardia e Toscana ai primi posti per numero di strutture. Accanto al turismo, cresce anche il ruolo del cavallo nell’agricoltura sociale, attraverso iniziative di ippoterapia e attività assistite rivolte a ragazzi e adulti con disabilità. Esperienze che contribuiscono a costruire un nuovo modello di welfare rurale, particolarmente importante nelle aree interne, dove i servizi alla persona sono spesso più difficili da raggiungere.