Agricoltori in protesta in tutta Italia, il caro gasolio mette in crisi le aziende
Dal Sud al Piemonte crescono i presidi contro l'aumento dei costi e i prezzi riconosciuti ai produttori. In Calabria la mobilitazione coinvolge anche autotrasportatori, mentre a Roma la Cia chiede interventi concreti al Governo
Il caro carburanti è soltanto una parte del problema. La protesta degli agricoltori italiani nasce da una crisi che investe l'intera filiera produttiva: aumentano le spese necessarie per lavorare i campi, mentre i prezzi riconosciuti a chi produce non sempre consentono di coprire i costi sostenuti. Una situazione che sta spingendo aziende agricole e lavoratori a scendere in strada, chiedendo risposte alle istituzioni nazionali e regionali.
Nelle ultime settimane le mobilitazioni hanno interessato diverse regioni, con una nuova intensificazione delle iniziative a partire dal 16 ottobre. In Calabria, Puglia e Sicilia i presidi si affiancano alle proteste degli autotrasportatori, anch'essi alle prese con il rincaro del gasolio. Le manifestazioni si svolgono con modalità differenti, tra cortei di trattori, punti di raccolta e iniziative lungo le principali arterie stradali.
I costi di produzione e i prezzi riconosciuti agli agricoltori
Uno dei nodi principali riguarda il divario tra quanto i consumatori pagano al supermercato e quanto arriva effettivamente nelle tasche dei produttori. A denunciarlo è il Movimento Terra e Agricoltura, che in Calabria ha promosso diverse iniziative di protesta.
Il presidente Matteo Talarico ha richiamato l'attenzione sul caso dei pomodori, indicando una differenza significativa tra il prezzo al dettaglio e quello riconosciuto agli agricoltori. Anche il comparto olivicolo, secondo quanto riferito dagli organizzatori, deve fare i conti con costi produttivi che rischiano di superare i ricavi ottenuti dalla vendita.
A pesare sui bilanci aziendali non è soltanto il carburante utilizzato per i mezzi agricoli. Concimi, prodotti fitosanitari, energia e materie prime incidono sulle spese quotidiane, riducendo i margini di guadagno. La richiesta dei manifestanti è quindi quella di misure economiche capaci di sostenere le aziende e di intervenire sugli squilibri della filiera agroalimentare.
Dalla Calabria alla Puglia, mobilitazione sulle strade
In Calabria la protesta è tornata a coinvolgere più territori. Nel Crotonese, il presidio di Passovecchio interessa uno snodo strategico della Statale 106, dove agricoltori e autotrasportatori hanno portato i propri mezzi per richiamare l'attenzione sul costo dei carburanti e sulle difficoltà del settore.
A Corigliano-Rossano, nel Cosentino, il sit-in degli agricoltori alla rotatoria di contrada Santa Lucia ha registrato anche la partecipazione di studenti delle scuole secondarie, che hanno raggiunto il presidio insieme al promotore della mobilitazione, Mario Oliveto. La protesta si è sviluppata lungo la fascia ionica, coinvolgendo anche la comunità locale.
In Puglia, le iniziative hanno interessato in particolare il Foggiano, con cortei di mezzi agricoli e pesanti e manifestazioni in diversi centri. In Sicilia, invece, trattori in movimento e presidi mobili hanno interessato le strade statali tra Gela e Caltagirone.
Il quadro del Mezzogiorno è reso ancora più delicato dalla contemporanea protesta dell'autotrasporto, con possibili ripercussioni sulla distribuzione delle merci e sui rifornimenti. Per questo motivo, la situazione richiede attenzione anche sul fronte della continuità delle forniture, soprattutto nei territori dove si sono già registrate difficoltà nella disponibilità di carburante.
La protesta arriva anche a Roma e nel Nord Italia
La mobilitazione non riguarda soltanto il Sud. A Roma, Cia-Agricoltori Italiani ha organizzato una serie di giornate di presidio davanti a Montecitorio, con la partecipazione di produttori provenienti da diverse parti del Paese. L'organizzazione ha posto al centro della protesta il peso dei costi energetici, l'aumento dei prezzi alimentari e le difficoltà economiche delle imprese agricole.
Anche in Piemonte si sono registrate nuove iniziative. A Vercelli, gli agricoltori del comparto risicolo hanno protestato contro il calo delle quotazioni del riso, considerate insufficienti a coprire le spese di produzione. Una seconda mobilitazione è stata annunciata con lo slogan «No farmers, no food», per chiedere maggiore tutela del lavoro agricolo e condizioni economiche sostenibili.
Le diverse iniziative mostrano come le difficoltà non siano limitate a una singola coltura o a un'area geografica. Cambiano le produzioni e le caratteristiche dei territori, ma le richieste presentano diversi punti in comune: contenere i costi, garantire una remunerazione adeguata e contrastare le distorsioni che penalizzano chi produce.
Le richieste al Governo
Gli agricoltori chiedono interventi capaci di incidere concretamente sui bilanci delle aziende, con sostegni ai costi produttivi e misure che assicurino una maggiore equità nella distribuzione del valore lungo la filiera. Sul tavolo ci sono anche il tema del gasolio agricolo e la necessità di evitare che l'aumento delle spese ricada interamente sulle imprese.
Sul fronte dell'autotrasporto, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha convocato un tavolo di confronto per il 27 ottobre, mentre la mobilitazione dei camionisti in Calabria e Sicilia è prevista fino al 20 ottobre.
La sfida, adesso, è trasformare le proteste in risposte concrete. Per le aziende agricole, continuare a produrre con costi sempre più elevati e margini ridotti significa mettere a rischio la sostenibilità del lavoro. Una difficoltà che riguarda anche i consumatori, perché la tenuta del settore primario incide sulla disponibilità dei prodotti e sui prezzi finali degli alimenti.