Bonifica SIN Crotone, dopo la sentenza del Tar l’appello a trasferire la vertenza a Roma
Nel mirino la gestione della bonifica delle ex aree industriali e lo stallo sulle opzioni di smaltimento di oltre un milione di tonnellate di rifiuti
Crotone - Nella città di Crotone, in un totale e imbarazzante disinteresse , si sta consumando un delitto perfetto. Un delitto che solo l’incommensurabile Georges Simenon avrebbe potuto pensare e scrivere. Un delitto sulle spalle e alle spalle dei crotonesi. Con la sentenza del Tar di Catanzaro del 7 ottobre 2026 che accoglie il ricorso di Eni , sentenza sulla quale molto ci sarebbe da dire e da scrivere a partire dal suggerimento, anomalo e non richiesto, della discarica ad hoc per la presenza di scorie radioattive nei rifiuti delle ex aree industriali, emergono e vengono messi a nudo gli attori protagonisti e le comparse di questa lunga e tragica storia della bonifica del SIN. I protagonisti. La multinazionale Eni. La provincia di Crotone. La regione Calabria.
E, in parte, il Mase. Le comparse. L’irrilevante e inadeguata e ambigua amministrazione comunale con in testa il sindaco. E la distratta comunità crotonese. Come dovrebbe essere a tutti noto rispetto allo smaltimento dei rifiuti delle ex aree industriali facenti parte del Sito d'Interesse Nazionale le opzioni in campo erano tre. La prima. Lasciare i veleni dove si trovano effettuando una messa in sicurezza del sito . La seconda . Realizzare una discarica di scopo nell’area di proprietà della multinazionale del cane a sei zampe, precisamente all’interno del sito dell’ex Pertusola Sud.
La terza. Smaltire i veleni nella discarica di Columbra di proprietà del gruppo imprenditoriale Vrenna. Nel 2019 si aggiunse una quarta opzione. Far viaggiare i veleni con l’adozione del Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale, il famigerato PAUR. Oggi se n’è aggiunta una quinta. La discarica ad hoc, suggerita, come avrebbe detto il grande Mario Riva, “nientepopodimeno” che dal Tar di Catanzaro. Vacillano tutte le opzioni resta in campo come un “freno inibitorio”, senza che nessuno abbia il coraggio di dire il contrario, solo la più improbabile e la più irragionevole delle opzioni. Quella del PAUR. Smaltire i rifiuti, oltre 1.000.000 di tonnellate, fuori il territorio crotonese e calabrese. Una soluzione assolutamente non accoglibile da parte di Eni. E, per alcuni aspetti, irricevibile anche se considerata alla luce del senso di responsabilità e di realtà: oltre un milione di tonnellate di rifiuti altamente inquinanti in giro per il continente europeo. Opzione quella del PAUR che ha permesso e continua a permettere ad Eni , di giochicchiare e di giocherellare, com’è successo in queste settimane.
Con la denuncia , e un tempismo a dir poco sospetto, della presenza, nel Sito d’Interesse nazionale, di materiale e scorie radioattive. Senza trascurare che a Crotone , da sempre, in maniera ininterrotta arrivano tonnellate di rifiuti extraregione che, a breve, con la messa in funzione del termovalorizzatore di A2a aumenteranno in quantità “industriale”. Roba da fa ridere se non ci fosse in mezzo la salute dei crotonesi e la salubrità del territorio crotonese. Dopo la sentenza del Tar di Catanzaro la palla, da questo momento in poi, passa al Ministero dell’Ambiente come era ed è giusto che fosse, e che sia, se è vero com’è vero che quello di Crotone è un Sito d'Interesse Nazionale e non un Sito d'Interesse Regionale o Comunale. A questo punto, attesi i continui ricorsi che si alternano con una frequenza allarmante e disarmante, non resta che una sola alternativa.
La meno impervia. Trasferire tutta la problematica a Roma e togliere il giocattolino in mano alle istituzioni locali e all’istituzione regionale che su questa vicenda hanno tenuto e tengono e vorrebbero continuare a tenere in sacco e in scacco la città di Crotone e l'intero territorio provinciale. Sotto quest’aspetto , quindi , una volta passata l’intera problematica al governo nazionale con Eni va aperta, immediatamente, con autorevolezza e autorevolmente, una trattativa in cui la multinazionale sia convinta e, se il caso , sia costretta ad iniziare e finire le attività di bonifica nel più breve tempo possibile, meno di un quinquennio. E questo al fine di ideare e pensare e costruire un Piano di Reindustrializzazione in cui siano compresi il settore primario - l'agricoltura, la pesca e l'allevamento - e il settore secondario - le industrie - da specializzare nella lavorazione dei prodotti del settore primario. Settori in cui Eni, tra l’atro, in alcuni territori ha già dimostrato e sta dimostrando tutto il suo interesse e le sue attenzioni mettendo a disposizione le proprie conoscenze e le proprie competenze.
E le proprie risorse. ll resto palcoscenico per attori e attrici, dei comici in veste istituzionale, improvvisati e improvvisatori nella consapevolezza che nella città di Crotone e dell'intero territorio provinciale si è arrivati alla “crisi del pensiero”. Una città e una comunità che non riesce più a vedere il futuro. Lo rifiuta. E lo rifiuta perché il futuro fa paura e mette ansia e tensione. Una città che ormai in crisi di idee e di progetti e di una visione della città demanda tutto, anche il governo del territorio, agli “altri”. “Altri” a cui questo territorio non interessa assolutamente. Dall’AdSP, Autorità di Sistema Portuale del Mare Tirreno Meridionale e del mare Jonio con sede a Gioia Tauro , passando per la SACal, Società Aeroportuale Calabrese con sede a Lamezia Terme e arrivando alla Sorical, Servizio Idrico Integrato. E mi fermo qui.
Con la politica che ha abdicato al suo ruolo e si lascia governare da quello che è già avvenuto, senza saper distinguere il grano dall’oglio. Non è possibile continuare così. Crotone, da tempo, ha rinunciato al suo futuro rinnegando il suo passato. Ha rinunciato al futuro dei suoi giovani quando si è affidato negli ultimi vent'anni ad una classe dirigente e politica irrilevante e inetta che di fatto, scientemente e colpevolmente, ha messo in contrasto Ambiente e Salute / Industria e Lavoro. Contrapposizione che di fatto l’hanno portata a rinnegare il passato, quello in cui l’intera comunità crotonese era stata protagonista assoluta. Protagonista nella creazione e nella realizzazione di uno dei distretti industriali più importanti e all’avanguardia dell’intero Mezzogiorno. Il distretto industriale della chimica e della metallurgia. E, aggiunta solo per gli smemorati di Crotone, dell’agroalimentare.