Violenza di genere, Minasi presenta in Senato il libro "Non chiamatelo amore": «Le leggi da sole non bastano»
Al Senato confronto su prevenzione e tutela delle vittime con istituzioni, magistrati ed esperti per promuovere una cultura del rispetto
ROMA – Un confronto istituzionale sul contrasto alla violenza di genere, tra strumenti normativi, prevenzione e cambiamento culturale. Si è svolto questa mattina, nella Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, il convegno "Questo non è amore: profili normativi della violenza di genere, prevenzione e tutela delle vittime", promosso dalla senatrice Tilde Minasi.
L'iniziativa ha ospitato anche la presentazione del libro "Non chiamatelo amore. Quei bravi ragazzi che uccidono", scritto dalla giornalista di Porta a Porta Vittoriana Abate e dall'avvocato Cataldo Calabretta, docente universitario e opinionista esperto di casi di femminicidio.
A moderare l'incontro è stata la giornalista Rai e presidente di Giornaliste Italiane, Paola Ferazzoli. Tra i relatori anche Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, Claudia Eccher, componente laica del Csm, oltre a magistrati ed esperti impegnati nel contrasto alla violenza sulle donne.
Aprendo i lavori, Tilde Minasi ha spiegato di aver fortemente voluto ospitare la presentazione del volume in una sede istituzionale, sottolineando sia l'attualità del tema affrontato dagli autori sia il valore del loro contributo professionale. La senatrice ha evidenziato come la violenza di genere rappresenti una delle emergenze sociali più gravi del Paese e richieda l'impegno di tutte le istituzioni e della società civile.
Nel suo intervento ha posto l'attenzione anche sul significato del titolo del libro, definendolo «forte e provocatorio» perché richiama una verità fondamentale: la violenza contro le donne non nasce dall'amore, ma ne rappresenta la sua più totale negazione, fondata su possesso, controllo, umiliazione e sopraffazione.
Minasi ha quindi ricordato come il fenomeno continui a segnare drammaticamente l'attualità italiana. Dietro ogni episodio di cronaca, ha osservato, non vi sono soltanto numeri o statistiche, ma vite spezzate, famiglie distrutte e comunità chiamate a fare i conti con una ferita profonda.
Secondo la parlamentare, uno dei principali meriti del volume è quello di spingere il lettore ad andare oltre l'emozione suscitata dai singoli fatti, affrontando le radici culturali della violenza, i segnali troppo spesso sottovalutati e quei modelli di dominio incompatibili con il rispetto della persona. Una battaglia che, ha ribadito, non si combatte esclusivamente nelle aule dei tribunali, ma anche nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e attraverso i mezzi di comunicazione.
Nel corso dell'incontro è stato inoltre richiamato il lavoro svolto dalla Commissione parlamentare sul femminicidio e i passi avanti compiuti sul piano legislativo, in particolare con il rafforzamento del Codice Rosso. Tuttavia, per Minasi, l'intervento normativo, pur necessario, non è sufficiente.
«Nessuna legge, da sola, può bastare», ha sottolineato la senatrice, evidenziando la necessità di affiancare all'azione giudiziaria un profondo cambiamento culturale fondato sull'educazione al rispetto, alla libertà e alla parità tra uomini e donne.
L'iniziativa si è conclusa con un appello alla partecipazione e alla responsabilità collettiva, nella convinzione che solo attraverso una maggiore consapevolezza sia possibile trasformare l'indignazione in un concreto cambiamento culturale e sociale.