Tiromancino, “Quando meno me lo aspetto”: il blues incontra la luce del pop

Federico Zampaglione porta la band verso un suono più diretto, tra chitarre blues, elettronica sottile e filosofia del rialzarsi

A cura di Redazione
09 febbraio 2026 07:39
Tiromancino, “Quando meno me lo aspetto”: il blues incontra la luce del pop -
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Il quattordicesimo capitolo in studio dei Tiromancino, “Quando meno me lo aspetto”, segna una svolta. Il suono si allontana dal levigato “Ho cambiato tante case” e accorcia le distanze tra live e studio, regalando un impatto più immediato e vivo.

Scomparire nel blues
L’apertura dell’album è tutto un programma. “Scomparire nel blues” mette subito in chiaro le intenzioni: chitarre acustiche che respirano il Delta del Mississippi e riverberi a molla dal sapore vintage. Non mancano accordature aperte e arpeggi sognanti, ma anche innesti elettronici sottili e ritmiche pop che ricordano decenni passati, come in “Mi rituffo nella notte”. Registrato con Leo Pari e Simone Guzzino, l’album evita l’ipercompressione, lasciando la voce di Zampaglione più intima, confidenziale e libera di respirare.

Tra filosofia e cinema
Il titolo dell’album racchiude la filosofia di Zampaglione: la bellezza e le soluzioni arrivano quando smettiamo di tendere l’arco della volontà. La passione per la boxe diventa metafora di vita: non conta quante volte cadi, ma come respiri mentre ti rialzi. In “Tizzo” canta: “Cercando di sorridere anche quando mi vedevo andare giù”.

Al tempo stesso, la solarità di alcune ballate fa da contrappeso al lato oscuro del suo nuovo film horror, “The Nameless Ballad”. Brani come “Gennaio 2016” funzionano come piani-sequenza sonori: pochi accordi, una voce intensa, e immagini nitide nella mente dell’ascoltatore. Musica e cinema si intrecciano, come due facce della stessa medaglia.

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