Sinner, l'analisi del medico: "La rinuncia agli Us Open? Probabile patologia da sovraccarico"

(Adnkronos) - Jannik Sinner ha annunciato la sua assenza agli Us Open, a causa dell'infortunio al ginocchio che ha complicato le sue ultime settimane. Ma cosa può essere successo? "Quando un tennista accusa una sintomatologia dolorosa in assenza d

A cura di Redazione
21 agosto 2026 18:53
Sinner, l'analisi del medico: "La rinuncia agli Us Open? Probabile patologia da sovraccarico" -
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(Adnkronos) - Jannik Sinner ha annunciato la sua assenza agli Us Open, a causa dell'infortunio al ginocchio che ha complicato le sue ultime settimane. Ma cosa può essere successo? "Quando un tennista accusa una sintomatologia dolorosa in assenza di traumi acuti, come distorsioni o cadute, la diagnosi più probabile è una patologia da sovraccarico funzionale, nota come 'overuse'. Il tennis moderno, caratterizzato da scambi ad altissima intensità, continue frenate e violenti cambi di direzione, genera forze di taglio e compressione ripetute che possono superare la capacità di auto-riparazione biologica dei tessuti. Contrariamente a quanto si possa pensare, la maggior parte degli infortuni in questo sport colpisce gli arti inferiori, che rappresentano tra il 30% e il 65% della totalità dei traumi nel circuito d'élite, superando nettamente le problematiche a carico di spalla e gomito. Tra questi, gli infortuni al ginocchio interessano circa il 10-15% della casistica globale e nel 60-70% dei casi sono legati a microtraumi ripetuti e a un'usura progressiva, piuttosto che a incidenti traumatici isolati".  

L'analisi per l'Adnkronos Salute è di Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa).  

Quali sono le patologie da 'overuse' più frequenti?  

"Spiccano le tendinopatie, come quella rotulea (il cosiddetto ginocchio del saltatore) e quadricipitale, in cui il dolore è solo la punta dell'iceberg di un processo degenerativo complesso che richiede settimane per regredire senza innescare recidive. Altre problematiche - prosegue - possono coinvolgere la cartilagine articolare o i menischi; le lesioni degenerative di questi tessuti, provocate dalle continue sollecitazioni e torsioni, nei casi più gravi possono associarsi a un edema dell'osso subcondrale, dilatando ulteriormente i tempi di recupero".  

Giusta la decisione di rinunicare allo slam americano?  

"Sottolinea l'urgenza di completare un protocollo riabilitativo multimodale e personalizzato, evitando lo stress di una competizione estrema. In questa fase - chiosa Bernetti - risulta molto importante impostare un progetto riabilitativo individuale estremamente personalizzato e adatto alle caratteristiche di ogni singolo atleta".  

 

Quali sono i trattamenti?  

"L' importanza dell'idrochinesiterapia, poiché l'esercizio in acqua consente di mantenere il tono muscolare e la mobilità riducendo drasticamente l'impatto gravitazionale sull'articolazione. Può inoltre essere sfruttata la sinergia con terapie fisiche strumentali come onde d'urto focali, laserterapia ad alta potenza e campi elettromagnetici pulsati, questi ultimi particolarmente efficaci nel riassorbimento dell'edema osseo. Parallelamente, trovano ampio impiego le terapie infiltrative di ultima generazione sotto guida ecografica, che spaziano dai nuovi formulati a base di acido ialuronico per tendini, menischi e cartilagini, all'ozonoterapia, in grado di garantire una potente azione antinfiammatoria, antiedemigena e analgesica senza gli effetti collaterali dei corticosteroidi". 

Ci sono altre soluzioni?  

"A scopo strutturale possono essere infiltrati dispositivi a base di collagene per favorire la riparazione meccanica della matrice extracellulare di fibre tendinee e legamentose, mentre il Plasma ricco di piastrine (Prp) viene impiegato per stimolare attivamente i processi biologici di riparazione cellulare. La gestione medica di un atleta - risponde il medico-fisiatra - di vertice impone la capacità di anteporre la longevità della carriera al calendario agonistico; affidarsi a trattamenti riabilitativi mirati e a protocolli di esercizio basati su valutazioni biomeccaniche concede alle strutture il tempo biologico per sfiammarsi e rigenerarsi, abbattendo il rischio di cronicizzazione e garantendo il ritorno alla performance nella massima sicurezza". 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 21 agosto 2026

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