Scilla verso il settimo Parco Marino regionale: dal mare all’Aspromonte per un turismo tutto l’anno
L’EPMR rilancia il progetto di un’area protetta che unisca fondali, costa e montagna. Ampia partecipazione al confronto territoriale e un documento alle istituzioni per avviare il percorso verso l’istituzione del Parco.
Catanzaro - Dai quasi duemila metri di Monte Nardello, all’unicità dei fondali dello Stretto di Messina, Scilla può diventare il settimo Parco Marino Regionale e il primo laboratorio compiuto di quella visione che l’EPMR ha sintetizzato nel concetto di Calabria, una montagna in mezzo al mare. Mare e montagna non più letti come due paesaggi distinti, ma in un’unica narrazione, una infrastruttura ambientale, turistica e culturale omogenea da proteggere e rendere fruibile durante tutto l’anno. E proprio in questo orizzonte, in cui le aree protette sono una ciambella di salvataggio in un pianeta che sta naufragando, l’istituzione del Parco può diventare un momento dirompente che può essere avviato subito, senza attendere preventivamente la destinazione di nuove risorse economiche.
UNA COMUNITÀ MATURA E PRONTA AD ACCOGLIERE LA SFIDA GREEN
È su questa evidenza che l’Ente per i Parchi Marini Regionali della Calabria, guidato dal direttore generale Raffaele Greco, rilancia la prospettiva emersa dall’incontro Dentro il mare ed oltre: dal Parco Marino al Parco dell’Aspromonte, per una visione integrata del territorio scillese. Al convegno, promosso e organizzato da APS Chianalea e Magna Graecia Outdoor e ospitato all’Hotel Le Sirene di Scilla, a cui ha preso parte anche il Dipartimento per la Sostenibilità Ambientale della Regione Calabria, rappresentato dal dirigente Giovanni Aramini, Greco, ha innanzitutto voluto ringraziare le associazioni promotrici, per aver costruito un momento di confronto, capace di registrare una straordinaria partecipazione e una condivisione trasversale. Questa – ribadisce Greco - è soprattutto la conferma della maturità, raggiunta da un processo autenticamente costruito dal basso, nel quale istituzioni, associazionismo, operatori, categorie produttive e comunità stanno concorrendo alla definizione di una prospettiva comune di crescita per il territorio
PROCESSO AUTENTICO COSTRUITO DAL BASSO CON TANTA MATURITA
All’incontro, insieme a Greco e Aramini, hanno partecipato Angela Latella, presidente di Magna Graecia Outdoor, Mimmo Bova, presidente di APS Chianalea, Giovanni Luca Bellantoni, coordinatore generale per i progetti relativi ai Parchi, Paolo Baroni e Cristina Condemi dello Scilla Diving Center, Angelo Raso di Legambiente, Piero Idone del WWF, Paolo Latella, presidente della Federazione Italiana Escursionisti della Calabria. Presenti inoltre rappresentanti delle istituzioni, della Soprintendenza e delle Forze dell’Ordine, esperti ambientali, operatori turistici, associazioni locali della pesca e della caccia e cittadini. Una partecipazione trasversale che consegna all’Ente una base concreta sulla quale lavorare: fare di Scilla il punto nel quale il mare della Calabria incontra fisicamente la sua montagna e questa geografia diventa progetto
IL TERZO MARE DELLA CALABRIA: TRA LAMINARIE, GORGONIE E POSIDONIA
A rendere questa prospettiva, prima di tutto, una questione di tutela, è la straordinaria importanza del patrimonio sommerso, documentato anche grazie al lavoro dello Scilla Diving Center. Greco, in tal senso, ha sottolineato la presenza, nei Fondali di Scilla, a circa 50 metri di profondità, delle laminarie, gigantesche alghe brune che, in questo tratto, riescono a svilupparsi grazie all’intenso idrodinamismo dello Stretto, oltre che delle gorgonie bicolori (purtroppo gravemente minacciate dai cambiamenti climatici) e alla Posidonia oceanica. Specie che caratterizzano i fondali di quest’area, lo Stretto, “il terzo mare della Calabria”: un ambiente, nel quale le correnti generano condizioni ecologiche peculiari, che costituisce anche un corridoio naturale, percorso da numerose specie pelagiche, tra cui tonni e pesce spada, oltre che dall’avifauna migratoria.
DG GRECO: DAI FONDALI ALL’ASPROMONTE, SCILLA È GIÀ UN PRODOTTO-TERRITORIO
È proprio questa straordinaria verticalità a rendere Scilla un laboratorio progettuale. Dalla montagna scillese si arriva, in pochi chilometri, alle case sull’acqua di Chianalea e poi ai fondali dello Stretto. Cambiano quote, paesaggi ed ecosistemi, senza uscire dalla stessa destinazione, significa poter sperimentare, qui in maniera particolarmente evidente, il passaggio dal singolo prodotto turistico al prodotto-territorio.
DA MARE DENTRO A RETE DIVING, MONDO SUBACQUEO DIVENTA INFRASTRUTTURA
La componente diving assume in questa strategia un ruolo preciso. La tappa di Mare Dentro a Tropea aveva già portato all’ufficializzazione della cabina di regia regionale EPMR dei diving Calabria, chiamata a collaborare su monitoraggio, segnalazioni, citizen science e interventi sui fondali. A Scilla, quella rete incontra una delle esperienze subacquee più strutturate e un patrimonio naturalistico capace di sostenere una proposta turistica specializzata. Nello stesso percorso, si inserisce il Piano di Azione Integrato Mare-Monti, elaborato dalle Associazioni sul territorio e presentato nell’ambito della consultazione pubblica del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, che costruisce una rete di servizi ed esperienze capace di tenere insieme costa, sentieri, natura e attività economiche locali.
IL PARCO DI SCILLA DOVRÀ DIALOGARE CON IL PARCO DELL’ASPROMONTE
Un altro tassello strategico indicato dagli operatori e condiviso dall’EPMR è l’integrazione con il Parco Nazionale dell’Aspromonte. Non una sovrapposizione tra enti, ma la possibilità di costruire itinerari e servizi capaci di accompagnare il visitatore dal fondale alla montagna. È in questo passaggio che si consuma la vera rivoluzione copernicana, attorno alla fruizione del patrimonio ambientale: perché dalle immersioni si passa al trekking, attraverso cultura, paesaggi straordinariamente differenti, seppur vicini, ed enogastronomia, che possono costruire un’offerta fruibile 365 giorni l’anno, distribuendo opportunità anche nelle aree interne e nelle diverse stagioni.
DIRIGENTE ARAMINI: LE AREE PROTETTE UNA RISPOSTA AI NEGAZIONISTI
Ad offrire una lettura istituzionale rispetto all’utilità dell’istituzione del settimo Parco marino regionale è stato Giovanni Aramini, dirigente del Settore 9 Tutela del patrimonio naturale – Parchi e aree naturali protette del Dipartimento per la Sostenibilità Ambientale della Regione Calabria, intervenuto all’evento. Il Dirigente del Settore regionale “Parchi e Aree Protette”, ha collocato il progetto dentro uno scenario più ampio, sottolineando che “l’aumento delle temperature, il superamento della soglia di 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale, l’accumulo di plastica negli oceani, le microplastiche e la contaminazione delle acque sono evidenze che non consentono più atteggiamenti negazionisti”. Pertanto, ha affermato che “le aree protette possono rappresentare un argine concreto all’inquinamento, perché consentono di intervenire sull’equilibrio degli ecosistemi e sulla conservazione di habitat e specie”.
CORNICE EUROPEA TRACCIATA DA STRATEGIA BIODIVERSITÀ 2030
La cornice europea è già tracciata dalla Strategia per la biodiversità 2030 e dal Regolamento sul ripristino della natura. Prima si attiva lo strumento di tutela, meglio è, perché gli investimenti potranno accompagnarne successivamente la crescita. Proteggere, in questa prospettiva, significa anche intercettare la domanda crescente di turismo lento e sostenibile e trasformarla in opportunità per le comunità locali
DA MARZO A OGGI, IL MODELLO DAL BASSO PRODUCE CONSENSO
Il risultato politico e territoriale più significativo è il processo costruito dalla comunità. Il primo confronto pubblico dello scorso 31 marzo aveva già riunito istituzioni, associazioni, operatori del mare, imprese turistiche, guide, professionisti e mondo scientifico attorno alla proposta. Nei mesi successivi quella mobilitazione ha raccolto adesioni anche tra categorie direttamente interessate dalle future regole di gestione, a partire dai pescatori, fino agli operatori subacquei e all’associazionismo. Per Greco, ciò è la conferma che il modello della costruzione dal basso, spesso evocato nei processi di pianificazione, a Scilla sta assumendo una forma concreta.
UN DOCUMENTO ALLE ISTITUZIONI, A PARTIRE DAL PRESIDENTE OCCHIUTO
Il percorso ha prodotto anche un documento indirizzato alle istituzioni, con il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto tra i primi destinatari, per accompagnare il confronto territoriale verso la fase delle decisioni. L’EPMR ha espresso soddisfazione per essere parte della cabina di regia di questo processo: un ruolo coerente con la propria funzione di raccordo tra tutela, conoscenza, fruizione e sviluppo sostenibile delle aree marine regionali.