Sardegna, la transizione non può aspettare
La coalizione Sardegna Rinnovabile critica l’ipotesi di impugnare il decreto “Transizione 5.0”
In una Sardegna di nuovo sconvolta dagli eventi estremi, da notizie di stampa si apprende che la Regione avrebbe avviato iniziative per impugnare davanti alla Corte costituzionale il decreto-legge “Transizione 5.0”, recentemente convertito in legge, che interviene sul quadro delle aree idonee per le rinnovabili.
Coalizione Sardegna Rinnovabile
La coalizione Sardegna Rinnovabile sottolinea che riproporre una contrapposizione “di principio” – come avvenuto negli ultimi anni sul tema delle aree idonee e, più in generale, dello sviluppo delle fonti rinnovabili – rischia di rivelarsi controproducente per la Sardegna stessa, soprattutto in una fase in cui la transizione energetica è sempre di più un fattore di sicurezza, competitività e resilienza climatica. In un contesto segnato da fenomeni estremi sempre più frequenti e intensi, diventa molto urgente rimuoverne la causa prima, le emissioni climalteranti che derivano dall’uso dei combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) e sostituendoli con fonti rinnovabili, che potrebbero dare alla Sardegna energia a buon prezzo, indipendenza energetica e posti di lavoro, come ha dimostrato il recente studio promosso dal coordinamento FREE. Il governo regionale dovrebbe essere in prima fila nella lotta alla crisi climatica e non prolungare l’incertezza regolatoria che si traduce in ritardi degli investimenti, nel rallentamento di progetti utili all’autoconsumo e alla riduzione delle bollette, nonché nella perdita di opportunità industriali e occupazionali
La questione centrale non è se “fare o non fare” rinnovabili, ma definire con rapidità e certezza dove e come realizzarle: l’individuazione delle aree idonee e delle aree di accelerazione deve trovare un punto di equilibrio tra tutela e sviluppo, evitando soluzioni estreme che alimentano conflitti e contenziosi. Il nuovo impianto regolatorio, del resto, riconosce espressamente alla Regione un ruolo specifico: non quello di introdurre divieti generali e astratti, bensì – in modo più incisivo – quello di governare la pianificazione, valorizzando le aree già compromesse o infrastrutturate e orientando lo sviluppo verso siti maggiormente compatibili, entro un quadro di principi comuni definiti su base nazionale ed europea.
In particolare, l’art. 11-bis del d.lgs. 190/2024 individua una base di aree considerate idonee (tra cui, a titolo esemplificativo, siti oggetto di bonifica, cave e miniere dismesse, discariche chiuse, aree e infrastrutture già antropizzate) e, al contempo, affida alle Regioni il compito di individuare con propria legge ulteriori aree idonee nel rispetto di criteri condivisi. Tra questi, assumono rilievo la priorità alle superfici impermeabilizzate e alle aree industriali, la protezione delle aree naturali e dei beni culturali, nonché la promozione dell’autoconsumo e delle comunità energetiche.
È su questo terreno che la Sardegna può e deve esercitare la propria autonomia in modo efficace: valorizzare le aree più adatte, riducendo impatti e conflitti, accelerando i progetti realmente compatibili e massimizzando i benefici per territori, famiglie e imprese. In altre parole, l’equilibrio non si costruisce con la paralisi o con una contrapposizione rigida tra livelli di governo, ma con una pianificazione chiara e responsabile, capace di trasformare la transizione energetica in una politica di tutela attiva e di sviluppo sostenibile.
È proprio nella definizione di queste aree, e di quelle di accelerazione, infatti, che si gioca la capacità di coniugare velocità autorizzativa e qualità delle scelte localizzative. Per questo, più che alimentare un nuovo ciclo di conflitti, è necessario che la Regione eserciti fino in fondo il proprio ruolo di governo del territorio e di guida della transizione attraverso un percorso di pianificazione che, nel quadro dei principi europei e nazionali, valorizzi le aree realmente vocate allo sviluppo delle rinnovabili.