"Non chiamatelo amore", il libro di Abate e Calabretta al Senato
Un confronto tra diritto, cronaca e istituzioni per cambiare il racconto del femminicidio e promuovere una nuova cultura della prevenzione
Roma - Sarà un momento di confronto istituzionale e culturale su uno dei temi più delicati e urgenti del nostro tempo: giovedì 16 luglio, al Senato della Repubblica nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro di Piazza Capranica a Roma, sarà presentato Non chiamatelo amore. Quei bravi ragazzi che uccidono, il volume scritto dalla giornalista Rai Vittoriana Abate e dall’avvocato e professore universitario Cataldo Calabretta, pubblicato da Graus Edizioni. L’iniziativa, promossa dalla senatrice Tilde Minasi, riunirà autorevoli rappresentanti delle istituzioni, della magistratura, dell’avvocatura e del mondo dell’informazione, a conferma dell’importanza che il tema della violenza di genere riveste oggi nel dibattito pubblico.
Il programma e gli interventi
Tra gli interventi più attesi figurano quelli dell’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, che firma anche la prefazione del volume, e dell’avvocato Claudia Eccher, componente laica del Consiglio Superiore della Magistratura, autrice della postfazione. La presenza di Semenzato e di Eccher conferisce all’incontro un particolare rilievo istituzionale. Da un lato, il Parlamento, protagonista negli ultimi anni di un intenso percorso di riforma culminato con l’introduzione del reato autonomo di femminicidio; dall’altro, il Consiglio Superiore della Magistratura, chiamato quotidianamente a garantire un sistema giudiziario sempre più preparato nella tutela delle vittime di violenza. Porteranno inoltre il loro contributo il magistrato Valerio De Gioia, da anni impegnato nello studio della violenza domestica e di genere, considerato una delle voci più autorevoli del nostro Paese, l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione Matrimonialisti Italiani, l’avvocato Laura Sgrò, l’avvocato Micaela Ottomano, l’autrice Rai Lorena Magliocco, Roberta Beolchi, presidente dell’Associazione Edela, che riunisce gli orfani di femminicidio, e Anna Silvia Angelini, presidente dell’Associazione AIDE, realtà da anni impegnata nella tutela delle donne vittime di violenza. Modererà l’incontro la giornalista Rai Paola Ferazzoli.
Un libro per cambiare il racconto del femminicidio
Il libro affronta il fenomeno del femminicidio con un approccio originale, nel quale il rigore dell’analisi giuridica si intreccia con la ricostruzione giornalistica dei più noti casi di cronaca italiana. L’obiettivo non è soltanto raccontare le vicende che hanno segnato l’opinione pubblica, ma individuare i meccanismi culturali e relazionali che precedono la violenza e comprendere perché troppo spesso i segnali vengano sottovalutati. Il titolo stesso del volume rappresenta una presa di posizione netta. “Non chiamatelo amore” significa rifiutare una narrazione che per troppo tempo ha utilizzato espressioni come “delitto passionale” o “raptus”, finendo per alterare la percezione della responsabilità dell’autore. Gli autori propongono invece una lettura che riconduce il femminicidio alla sua reale natura: una violazione dei diritti fondamentali della persona, radicata in una cultura del possesso e della sopraffazione.
La presentazione in Senato rappresenta anche il riconoscimento di una collaborazione professionale che dura ormai da quindici anni. Quella tra Vittoriana Abate e Cataldo Calabretta è una delle esperienze più significative nel panorama dell’approfondimento giornalistico e giuridico italiano. In questo lungo percorso hanno scritto tre libri, ideato e realizzato format televisivi, rubriche di approfondimento e numerose iniziative culturali dedicate alla legalità, alla giustizia e alla cronaca giudiziaria, costruendo un metodo di lavoro fondato sull’integrazione tra competenze diverse ma complementari. Da una parte l’esperienza giornalistica di Vittoriana Abate, storica inviata di Porta a Porta e tra i volti più autorevoli della cronaca nera della Rai; dall’altra la competenza giuridica di Cataldo Calabretta, avvocato, professore universitario di Diritto dell’Informazione, consulente legale Rai e tra i più apprezzati esperti del rapporto tra diritto, informazione e comunicazione giudiziaria.
È proprio questa sintesi tra cronaca e diritto a rappresentare la cifra distintiva del loro lavoro comune: trasformare il racconto dei fatti in uno strumento di conoscenza, approfondimento e prevenzione. La presentazione del volume al Senato assume così un significato che va ben oltre quello editoriale. Diventa l’occasione per riaffermare il valore del dialogo tra istituzioni, magistratura, avvocatura, informazione e mondo accademico nella costruzione di una risposta sempre più efficace alla violenza di genere. Perché, come sostengono gli autori, la vera sfida non consiste soltanto nel punire chi commette un femminicidio, ma nel creare le condizioni culturali, educative e giuridiche affinché nessuna donna debba più perdere la vita per aver semplicemente rivendicato il diritto di essere libera.