Morbo di Alzheimer: uno studio sul sangue parla italiano

Sarebbe possibile individuare il morbo di Alzheimer attraverso un semplice esame del sangue

A cura di Redazione
03 febbraio 2026 22:45
Morbo di Alzheimer: uno studio sul sangue parla italiano -
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Sarebbe possibile individuare il morbo di Alzheimer attraverso un semplice esame del sangue. Lo conferma uno studio internazionale a cui ha partecipato anche l’Università di Brescia e che è stato recentemente pubblicato sulla rivista Nature Medicine.

Si tratta di un risultato che aprirebbe importanti prospettive nella diagnosi e, conseguentemente, nel trattamento di questa forma degenerativa. Una goccia di sangue prelevata dal polpastrello, questo il metodo che, molto meno invasivo rispetto agli esami tradizionali, garantirebbe un’accuratezza molto simile alle procedure standard. Un modo per rendere più accessibili i programmi di screening sia sul territorio sia a domicilio.

Per l’ateneo bresciano la ricerca è stata condotta dalla professoressa Barbara Borroni, con la partecipazione dei ricercatori Valentina Cantoni e Daniele Altomare. Al centro dello studio c’è stata l’analisi di specifici biomarcatori ematici, strumenti promettenti per la diagnosi della malattia, la cui applicazione su larga scala è tuttavia limitata dalla necessità del prelievo venoso e dalla complessità della gestione dei campioni. Il progetto “DROP-AD” ha valutato l’utilizzo di plasma prelevato da sangue capillare per il rilevamento di biomarcatori della malattia di Alzheimer, tra cui la p-tau217, la proteina fibrillare acida della glia (GFAP) e catena leggera dei neurofilamenti (NfL).

Lo studio ha coinvolto 337 partecipanti di sette centri, tra cui appunto l’Università di Brescia, con campioni appaiati di prelievo capillare e prelievo venoso in 304 soggetti. I livelli di p-tau217 ottenuti con prelievo capillare hanno mostrato una forte correlazione con quelli ottenuti da plasma venoso, e una buona correlazione anche con marcatori ottenuti da prelievo del liquido cerebrospinale. Risultati analoghi sono stati ottenuti per gli altri biomarcatori analizzati. Il metodo si è dimostrato efficace anche nella raccolta dei campioni, con una potenziale trasferibilità del metodo al domicilio del paziente.

Nel complesso, i dati indicano che l’analisi di sangue capillare costituisce un approccio minimamente invasivo e promettente per lo studio dei biomarcatori della malattia di Alzheimer, pur rendendo necessari ulteriori sviluppi metodologici prima di una piena applicazione clinica.

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