Migranti, chi sono i dublinanti che molti paesi europei vogliono rimandare in Italia
(Adnkronos) - Dopo la Germania anche la Olanda, l'Austria, la Svizzera, la Svezia e la Finlandia hanno annunciato che riprenderanno a mandare in Italia i richiedenti asilo che provengono dal nostro Paese, ai sensi del Patto europeo migrazione e as
(Adnkronos) - Dopo la Germania anche la Olanda, l'Austria, la Svizzera, la Svezia e la Finlandia hanno annunciato che riprenderanno a mandare in Italia i richiedenti asilo che provengono dal nostro Paese, ai sensi del Patto europeo migrazione e asilo. Ma chi sono i 'dublinanti' che molti paesi europei vogliono rimandare in Italia?
Un 'dublinante' è un migrante che ha richiesto la protezione internazionale nella prima nazione di approdo dove è stato identificato sulla base delle norme del Regolamento di Dublino II del 2003 e che poi anziché fermarsi nella Penisola, si è successivamente spostato verso un'altra nazione.
Le regole di Dublino, che facevano ricadere interamente sul Paese di primo arrivo la responsabilità di gestire chi entrava da Paesi extra Ue sul suo territorio, sono state cambiate con il patto Ue sulle migrazioni e l'asilo entrato in vigore il 12 giugno scorso dopo essere stato approvato a dicembre. Sono state ammorbidite, ma il principio di base resta invariato: la responsabilità del migrante ricade sul Paese di primo arrivo. L'Italia, che per anni aveva insistito sui ricollocamenti obbligatori, senza mai ottenerli per la durissima opposizione dei Paesi dell'Europa Centro Orientale (Ungheria e Polonia in testa), ha accettato il nuovo patto, che non parla di ricollocamenti obbligatori, in una logica di pacchetto e anche sulla base dell'assunto che i numeri sarebbero calati, in virtù di una politica più dura sull'immigrazione e ad accordi con i Paesi di transito (cosa che in effetti sta avvenendo, come attestano i dati di Frontex).
A fronte di un meccanismo di solidarietà obbligatorio in caso di crisi migratoria (la solidarietà è obbligatoria, ma viene espressa in forme variabili), il nuovo patto prevede anche una forte stretta tesa a prevenire i movimenti secondari: questa è la parte del pacchetto che soddisfa le richieste di Berlino e dei Paesi nordici, che sono spesso le vere mete di chi approda sulle coste dell'Europa Meridionale.
Il patto sulle migrazioni e l'asilo è composto da una decina di testi: quello che riguarda i 'dublinanti' è l'Asylum and Migration Management Regulation (Ammr in gergo comunitario), che rafforza le norme relative ai casi in cui i richiedenti asilo si spostano senza autorizzazione da uno Stato membro all'altro. Non ci sono margini di errore: lo Stato membro responsabile del migrante viene indicato nel sistema Eurodac. Se il richiedente si allontana senza permesso e si reca in un altro Stato membro, il suo rimpatrio può avvenire con una procedura più semplice e rapida. Lo Stato membro in cui la persona si trova senza alcun motivo (legale) può notificare allo Stato membro responsabile, utilizzando un modulo standard e allegando prove e indizi, e, dopo aver notificato la persona interessata, procedere rapidamente con la decisione di trasferirla allo Stato membro responsabile.
A differenza di quanto previsto dalle norme precedenti, non c'è alcun trasferimento di responsabilità tra Stati membri qualora la notifica di "rimpatrio" non venga inviata tempestivamente dallo Stato membro sul cui territorio si trova la persona. Questo significa che le autorità degli Stati membri possono organizzare un trasferimento in qualsiasi momento: questo è particolarmente rilevante nei casi in cui i richiedenti si siano allontanati senza permesso, per evitare di essere rispediti nello Stato membro responsabile. Le nuove norme sono ormai legge Ue: se non vengono rispettate, la Commissione può avviare procedure d'infrazione, che possono comportare condanne a pene pecuniarie. Inoltre, gli altri Paesi membri possono sospendere la solidarietà obbligatoria. E, in teoria, la Commissione può decidere di sospendere i versamenti di alcuni fondi Ue.
Dal 5 dicembre 2022 - data della circolare del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che ha bloccato i rientri - al 31 dicembre 2025 sono state in tutto 80mila le richieste all’Italia di presa in carico dei cosiddetti ‘Dublinanti’, istanze a fronte delle quali il nostro Paese ha azzerato ogni trasferimento. Nel quinquennio 2018-2022 sono stati ritrasferiti in Italia complessivamente 17.605 Dublinanti. Di seguito la serie storica 2014-2022, con il dettaglio dei trasferimenti: anno 2014: sono stati trasferiti in Italia da altri Paesi Ue 3.344 “Dublinanti”. Anno 2015: trasferiti 2.963. Anno 2016: trasferiti 4.512. Anno 2017: trasferiti 5.948. Anno 2018: trasferiti 6.468. Anno 2019: trasferiti 5.987. Anno 2020: trasferiti 1.367. Anno 2021: trasferiti 1.468. Anno 2022: trasferiti 2.31
Fact Check
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Verificato il: 21 agosto 2026