Meloni in Senato: "Tensioni geopolitiche incidono su crescita. Porte aperte a chi vuole confrontarsi"
(Adnkronos) - "E' chiaramente un momento che non è facile e dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto". A dirlo, durante il premier time in Senato e rispondendo al leader di Azione Carlo Calenda, è la pre
(Adnkronos) - "E' chiaramente un momento che non è facile e dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto". A dirlo, durante il premier time in Senato e rispondendo al leader di Azione Carlo Calenda, è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
"La situazione nella quale noi ci troviamo - ha spiegato -, il fatto che ci sia un quadro economico internazionale particolarmente complesso e che le tensioni geopolitiche che noi continuiamo a vivere incideranno, come già stanno incidendo sulla crescita, sui costi energetici sulla competitività delle imprese sul potere d'acquisto delle famiglie".
Le ''porte del governo sono sempre aperte quando c'è la voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi. Rispetto alla proposta di una cabina di regia" a Palazzo Chigi aperta alle forze di opposizione disponibili per affrontare le priorità strategiche del Paese ''io sarei anche disponibile ma, senatore Calenda, le devo ricordare che quando finora abbiamo provato a fare delle proposte in questo senso, la risposta da parte della stragrande maggioranza dei partiti dell'opposizione non è stata di disponibilità'', ma hanno detto che si trattava di una "passerella...'', ha continuato.
"Ricordo - ha sottolineato Meloni - uno degli ultimi casi, all'inizio del conflitto in Iran. Dissero che volevamo organizzare una sorta di passerella. Da parte mia, non c'è alcuna volontà di organizzare passerelle. Se le posizioni delle forze di opposizione oggi fossero diverse, le mie porte sarebbero ancora aperte. Sono in ogni caso aperte -ha ribadito- per chiunque abbia voglia di mettere da parte l'interesse di partito per l'interesse nazionale''.
''Ci sentiamo dire spesso che l'Italia è unita e che quasi quasi la vorremmo dividere noi, ma non mi pare che abbiamo trovato un'Italia che avesse le stesse condizioni su tutto il territorio nazionale'', ha aggiunto.
"Quello che noi intendiamo fare in questo ultimo anno di governo è continuare la strategia che abbiamo messo in campo, che era fatta sul piano economico sostanzialmente da tre scelte fondamentali: da una parte quella di rafforzare i salari e il potere d'acquisto, dall'altra quella di incentivare le aziende che assumevano e che investivano e in più la scelta che è anche economica, di sostenere le famiglie e la natalità", ha poi continuato indicando gli obiettivi di governo per la fine della legislatura.
''Io non rinuncio a stare in mezzo alla gente, non rinuncio a fare una vita normale. Capisco che intorno a questo governo tanto affetto dopo 4 anni e qualcosa significherà...'', le parole della premier rispondendo a una interrogazione del capogruppo a palazzo Madama del Pd, Francesco Boccia.
''Il tema dei salari è molto serio. E' stato raccontato con molti slogan, diverse fake news... Noi abbiamo sentito anche ora in Aula, in particolare dal senatore Renzi, e lo risentiremo molte altre volte, che in Italia i salari hanno perso 7 punti dal 2021. Bene, solo che chi lo sostiene, è lo stesso che governava tra il 2021 e il 2022 quando l'inflazione è esplosa, i salari reali hanno perso oltre 8 punti e mezzo, cioè quando questo calo si è accumulato. Noi siamo partiti da qui, ci abbiamo lavorato e i salari hanno ripreso gradualmente a crescere più dell'inflazione”, ha quindi assicurato la premier.
"Con l'ultimo decreto lavoro, abbiamo stabilito che possono accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni solamente quelle imprese che applicano un salario giusto, dove per salario giusto si intende il trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali che vengono stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. È una strada diversa da quella del salario minimo legale che viene invece proposta dalle opposizioni, che però, come dimostra ad esempio il caso della Puglia, dove è stato applicato il salario minimo, rischia di diventare una soglia al ribasso piuttosto che una tutela in più", ha aggiunto.
Sul fronte lavoro, spiega ancora, "sotto questo governo i precari sono diminuiti di 550mila unità rispetto ai governi precedenti e gli occupati stabili sono aumentati di 1,2 milioni in tre anni e mezzo''. Questo è successo ''perché abbiamo nei nostri provvedimenti disincentivato la precarietà e abbiamo lavorato particolarmente sul Mezzogiorno, che sappiamo essere il territorio che paga di più quest'emigrazione'' di giovani.
''Siamo partiti da un principio semplice: la casa non è un lusso, ma un bene fondamentale e uno Stato giusto deve aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare, sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato e difendere i cittadini dalle occupazioni abusive''. E' la ''filosofia che abbiamo seguito in questi anni e anche la filosofia che ispira il Piano casa presentato qualche settimana fa con cui mettiamo a disposizione fino a 1 miliardo di euro per oltre 100 mila alloggi in 10 anni", dice la premier ricordando il piano casa approvato di recente dal governo.
''Per noi- ha sottolineato Meloni - la proprietà privata è un diritto che va difeso, non è accettabile che un cittadino debba aspettare anni e per rientrare in possesso di un immobile".
''Entro l'estate sarà approvata la legge delega'' sul nucleare, ha poi annunciato Meloni durante il premier time del Senato.
Con il Pnrr "ad oggi l'Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane, al 31 marzo '26 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari, direi che abbiamo fatto un buon lavoro", dice ancora la premier.
"Senatore De Cristofaro - ha poi risposto Meloni - lei ha ragione quando dice che la migrazione giovanile in Italia è diventata un fenomeno strutturale. E' una questione seria che chiaramente nessuno sottovaluta e nessun governo negli ultimi decenni è riuscito a invertire".
Quindi il tema del Meridione: ''Noi abbiamo dimostrato che il Sud non è un problema da risolvere ma una opportunità da cogliere. Abbiamo investito 55 miliardi di euro'' per il Mezzogiorno.
Continua la premier: "In questi anni il prodotto interno lordo del Mezzogiorno è cresciuto più di quello della media nazionale, l'occupazione al sud è cresciuta più di quanto crescesse a livello nazionale, mezzo milione di persone al sud hanno trovato un lavoro in questi tre anni e mezzo dall'inizio del mandato di questo governo. Questi dati dimostrano banalmente che quando lo Stato crea condizioni favorevoli il sud risponde con energia e con capacità".
"Penso che dall'inizio del lavoro di questo governo abbiamo dimostrato come per noi il Mezzogiorno non fosse un problema da risolvere, ma semmai una grande opportunità da cogliere. Dove per molti anni l'approccio era stato concentrato sui sussidi, noi abbiamo preferito concentrare la nostra attenzione sugli investimenti, sul lavoro, sulle infrastrutture e sulla semplificazione'', ha detto rispondendo all’interrogazione presentata da FI sulle attuali politiche di sviluppo del Mezzogiorno. "Quello del Sud -ha spiegato- non è certamente un problema di risolvere ma è la chiave per costruire un'Italia più forte, più competitiva e anche un'Italia più unita''.
''La Zes unica -ha assicurato Meloni- è l'esempio più concreto di questa strategia. Abbiamo ridotto i tempi burocratici, abbiamo accelerato le autorizzazioni, dato alle imprese regole chiare. Il risultato è che in due anni sono stati autorizzati, in parte sostenuti con crediti di imposta oltre 1.300 investimenti per un volume d'affari complessivo di circa 55 miliardi di euro, e chiaramente rilevanti ricadute in termini occupazionali". A questo, ha rimarcato Meloni, si aggiungono gli "investimenti del Pnrr ma anche la riforma delle politiche di coesione che spesso si dimentica, il rafforzamento delle infrastrutture, dei porti, delle reti energetiche, della logistica, gli incentivi all'occupazione". In ''sostanza noi'', ha concluso Meloni, ''non stiamo distribuendo risorse senza visione, stiamo costruendo le condizioni per cui le imprese possano restare, crescere, creare occupazione stabile''.
Quindi il botta e risposta con Matteo Renzi: "Lei, presidente - ha detto il leader Iv -, mi sembra una copia sbiadita rispetto all’inizio della legislatura. Lei ha perso un referendum costituzionale e si è dimessa, è stata sedotta e abbandonata da Trump, ha una maggioranza incapace di rispettare le critiche delle opposizioni. Lei è un’altra rispetto a quattro anni fa".
"Di fronte” alla crisi di “Hormuz la proposta è la legge elettorale". Ed è "incredibile come questo governo dei leader, quando c’è un problema, si licenziano i sottoposti. Se c’è uno come Giuli al governo, è colpa sua. Se anziché un governo sembra la famiglia Addams, non è colpa mia, li avete scelti voi”, le parole di Renzi.
Pronta la replica della premier: "Si invoca la presenza del presidente del Consiglio in Aula praticamente ogni giorno per potersi confrontare sui temi della politica e ogni volta che si viene qui al netto di accuse e insulti c'è oggettivamente poco di cui parlare".
"Non ho offeso nessuno, vi ho solo paragonato alla famiglia Addams. Ma l'unica che si potrebbe offendere è Morticia o lo zio Fester perchè i risultati del governo non sono all'altezza delle promesse che avete fatto", la controreplica di Renzi.
"Allora presidente La Russa, nell'interrogazione che i colleghi del Pd hanno presentato io avevo contato 18 domande alle quali dovevo rispondere in tre minuti... prendo atto che il senatore Boccia ne ha aggiunte in questa sua introduzione altre, più o meno 5, e quindi non siamo più di fronte a un'interrogazione. Senatore Boccia siamo nel quizzone finale di un gioco a premi. Così cerchiamo di dare delle risposte per quello che possiamo fare...", la frecciata della premier rispondendo a un'interrogazione del presidente dei senatori Pd Francesco Boccia sulle strategie per la crescita economica.