Maturità 2026, Quintiliano al Classico: il maestro della retorica e dell'educazione romana
(Adnkronos) - E' di Marco Fabio Quintiliano - retore, avvocato e pedagogista latino - il brano protagonista della seconda prova della Maturità 2026 al liceo Classico. Nato a Calagurris (l'odierna Calahorra, in Spagna) tra il 35 e il 40 d.C. e morto prob
(Adnkronos) - E' di Marco Fabio Quintiliano - retore, avvocato e pedagogista latino - il brano protagonista della seconda prova della Maturità 2026 al liceo Classico. Nato a Calagurris (l'odierna Calahorra, in Spagna) tra il 35 e il 40 d.C. e morto probabilmente intorno al 96 d.C., Quintiliano è considerato uno dei maggiori teorici dell'educazione e dell'eloquenza dell'antichità romana, fu il primo maestro di retorica a ricevere uno stipendio dallo Stato per volontà dell'imperatore Vespasiano, che gli conferì in seguito anche la dignità consolare.
Trasferitosi a Roma con il padre, anch'egli retore, studiò grammatica e retorica presso celebri maestri come Remmio Palemone e Domizio Afro. Dopo un periodo trascorso in Spagna, tornò nella capitale nel 68 d.C. al seguito dell'imperatore Galba. Qui esercitò l'avvocatura e fondò una scuola di oratoria che divenne in seguito pubblica, acquisendo grande prestigio. Tra i suoi allievi figurò anche Plinio il Giovane.
La sua fama è legata soprattutto all'"Institutio oratoria", un vasto trattato in dodici libri che rappresenta il più importante manuale di retorica dell'età romana, da cui è stato tratto il brano per la prova di oggi, e che si presenta come uno dei testi fondamentali della cultura occidentale: un ampio progetto di formazione dell’individuo, in cui l’arte del parlare si intreccia con l’etica e l’educazione. Strutturata in dodici libri, l’opera definisce con straordinaria chiarezza l’ideale dell’oratore perfetto, fondato sull’unione tra competenza tecnica e rettitudine morale ("vir bonus dicendi peritus)". Ancora oggi, a distanza di quasi duemila anni, questo trattato continua a essere un punto di riferimento per comprendere il valore della comunicazione e la responsabilità di chi usa la parola in pubblico.
Scritta nel I secolo d.C. sotto l’impero dei Flavi, l’"Institutio oratoria" non è soltanto un trattato di retorica: è un vero e proprio progetto educativo. Quintiliano immagina la formazione dell’oratore ideale fin dall’infanzia, costruendo un percorso che unisce grammatica, letteratura, filosofia e pratica del discorso pubblico. L’obiettivo non è puramente tecnico. L’oratore perfetto deve essere un vir bonus dicendi peritus: un uomo moralmente retto, capace di parlare con efficacia. In questa formula si concentra l’idea centrale dell’opera: la parola non è mai neutra, ma riflesso dell’etica di chi la pronuncia.
Nel contesto romano del I secolo, la retorica vive una fase di trasformazione. L’oratoria politica della Repubblica, legata a figure come Cicerone, ha lasciato spazio a esercizi scolastici spesso vuoti e artificiosi. Quintiliano interviene proprio su questa crisi, opponendosi a una comunicazione fine a sé stessa. Per il retore spagnolo, l’arte del parlare deve tornare ad avere una funzione civile e morale. Non basta convincere: bisogna formare cittadini consapevoli. Da qui nasce la struttura ampia e sistematica dell’opera, articolata in dodici libri che coprono ogni fase dell’educazione e dell’attività oratoria.
Tra i nuclei più significativi dell’opera, soprattutto nel Libro I, emerge il ruolo della musica nell’educazione. Per i moderni può sembrare un elemento marginale, ma nell’antichità la mousiké comprendeva ritmo, poesia, canto e armonia, cioè l’intero universo dell’equilibrio sonoro e matematico. Quintiliano la considera fondamentale perché educa all’ordine, alla misura e alla sensibilità del linguaggio. Un oratore, infatti, non parla soltanto con le parole: usa il ritmo della voce, la modulazione del tono, la gestione del silenzio e del corpo. In questo senso, la musica diventa una scuola implicita di comunicazione efficace.
Ciò che rende l’"Institutio oratoria" ancora attuale è la sua visione globale dell’educazione. Quintiliano non separa tecnica e morale, cultura e pratica, sapere e comportamento. L’istruzione non è frammentata, ma un percorso unitario che forma la persona prima ancora del professionista. Non sorprende, quindi, che l’opera venga spesso letta oggi come un antecedente delle moderne teorie della comunicazione e della pedagogia. Dalla scuola alla politica, fino alla pubblicità contemporanea, l’idea che la parola sia uno strumento potente e responsabile resta centrale. (di Paolo Martini)
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Verificato il: 19 giugno 2026