Leonardi: "L'estensione dell'Irpef non risolve il problema dei salari. Un contributo delle banche? Si scaricherebbe sui clienti"
(Adnkronos) - Caro carburanti, il futuro dell’ex Ilva, l’avvio del cantiere della manovra con le prime frizioni nella maggioranza sul nuovo contributo delle banche proposto dal vicepremier Salvini. Sono alcuni dei dossier caldi sul tavolo del gove
(Adnkronos) - Caro carburanti, il futuro dell’ex Ilva, l’avvio del cantiere della manovra con le prime frizioni nella maggioranza sul nuovo contributo delle banche proposto dal vicepremier Salvini. Sono alcuni dei dossier caldi sul tavolo del governo, che sta seguendo con particolare interesse la doppia partita di Mps, con le Opas su Banco Bpm e Banca Generali, per provare a contrastare il piano di Intesa Sanpaolo. Ne parla con Adnkronos MarcoLeonardi, professore di Economia all’Università di Milano e già capo dipartimento programmazione economica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri durante il governo Draghi.
La corsa dei carburanti non si arresta, anche la benzina ha sfondato il tetto dei due euro, il gasolio resta saldamente sopra la soglia, erodendo le misure disposte dal governo per calmierarne il prezzo, che resteranno in vigore fino al 25 agosto. Le associazioni prospettano “una stangata senza precedenti sul controesodo”, chiedendo la proroga e l’estensione alla benzina del taglio sulle accise. Ritiene che si procederà su questa strada?
"Non credo che continuare a tagliare le accise sia la soluzione. Da marzo gli interventi sui carburanti sono costati circa 2 miliardi, ma una parte troppo piccola di queste risorse si è tradotta stabilmente in prezzi più bassi alla pompa. Il problema oggi non è soltanto il prezzo del petrolio: bisogna guardare alla componente industriale e in particolare ai margini di raffinazione, che sono saliti a livelli eccezionali. Continuare a spendere miliardi sulle accise significa utilizzare risorse pubbliche senza affrontare la causa del problema. Gli interventi devono essere molto più mirati alle famiglie vulnerabili e ai settori maggiormente esposti, mentre il governo deve occuparsi seriamente della struttura del mercato della raffinazione e della formazione dei prezzi. Purtroppo penso che il taglio delle accise verrà prorogato ma come detto sopra l'effetto sarà assorbito dai margini di raffinazione e non necessariamente arriverà agli automobilisti".
Gli interventi che potranno essere finanziati con la flessibilità di bilancio - per 14,4 miliardi in un triennio - concessa da Bruxelles per le spese per l’energia escludono sussidi e taglio delle accise, come si interviene nell’immediato per contenere la corsa dei carburanti e sostenere famiglie e imprese?
"Prima di tutto va chiarito un equivoco: quei 14,4 miliardi non sono un assegno di Bruxelles. Sono maggiore flessibilità che consente determinate spese energetiche senza violare il percorso europeo della spesa, ma quelle spese aumentano comunque il deficit. Quindi secondo me se vogliono tagliare stabilmente l'Irpef dovranno aumentare le tasse di successione o trovare delle fonti permanenti di entrata. Bisogna tener presente che l'anno prossimo ci sarà ancora inflazione e quindi riprenderà il Fiscal Drag".
Il cantiere della manovra è già partito. I partiti, in vista delle elezioni, proveranno a piantare più bandierine possibili. La lista delle richieste è già lunga ma i margini dei conti pubblici restano stretti. Il tema delle coperture resta il primo nodo da sciogliere. Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha proposto un nuovo contributo delle banche, il 5% annuo sugli utili per tre anni. E’ una strada perseguibile?
"Se si ritiene che il settore bancario debba contribuire maggiormente, bisogna costruire una disciplina stabile, prevedibile e tecnicamente ben disegnata, non annunciare ogni anno una nuova tassa sugli extraprofitti che poi viene modificata o ridimensionata. Inoltre, bisogna stare attenti al disegno dell'imposta, perché una tassa mal costruita può essere trasferita sui clienti attraverso commissioni più alte o condizioni meno favorevoli sul credito. Già l'anno scorso si era concordato un contributo straordinario delle banche che però era soltanto un anticipo di tasse, sostanzialmente un prestito allo Stato".
Il ministro Giorgetti ha avvertito che gli interventi che saranno finanziati con la flessibilità hanno un “pieno impatto” sul deficit. E intanto si attende l’aggiornamento dei conti nazionali dell’Istat, il 22 settembre, per la revisione del rapporto deficit/Pil 2025. L'obiettivo è scendere dal 3,1% attuale al 3,0% o meno, così da influenzare la procedura per disavanzo eccessivo della Ue. Lo considera alla portata? Quale scenario aprirebbe?
"Scendere al 3% o leggermente sotto sarebbe naturalmente utile nel rapporto con Bruxelles e per il percorso di uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Ma il punto vero è dimostrare che il miglioramento è strutturale e prosegue negli anni successivi. Un decimo ottenuto da una revisione del denominatore può aiutare, ma non crea nuove risorse da spendere. Il governo voleva uscire dalla procedura già l'anno scorso ma ha fatto un errore di valutazione ed è rimasto al 3.1%, ha provato a scaricare la colpa sul super bonus che sicuramente ha aumentato molto il debito dell'Italia ma non c'entra nulla con il deficit di quest'anno. L'errore lo ha fatto il governo sulle previsioni di spesa e di crescita".
Alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione stabile sono le priorità indicate dalla premier Meloni Si punta all’estensione dell’aliquota del 33% ai redditi fino a 60mila euro, ma quali altre misure potrebbero agire con maggiore efficacia e tempestività ai fini del recupero del potere d’acquisto che resta - dato Ocse - ancora oltre sei punti percentuali sotto i livelli del 2021?
"L'estensione del 33% fino a 60 mila euro può essere una misura utile per il ceto medio, ma da sola non risolve il problema dei salari italiani. Bisogna mettere mano alle regole della contrattazione perché nel 2027-2028 tornerà l'inflazione e ci saranno importanti rinnovi di contratti collettivi nazionali che rischieranno di essere di nuovo in ritardo, e quindi di produrre perdita di potere d'acquisto che non verrà mai più recuperata. Si rischia in sostanza una ripetizione di quel che è avvenuto nel 2022-2023".
Capitolo Ilva. Quattordici imprese, sotto la guida di Federacciai, hanno deciso di mettersi in gioco per risollevarne le sorti, attestando la strategicità dell’acciaio per la manifattura italiana.
"Non dobbiamo confondere una manifestazione d'interesse con la soluzione del problema. La cordata italiana ha infatti posto condizioni molto precise e, soprattutto, non si propone di rilevare l'attuale area a caldo di Taranto. Vuole evitare che l'area a freddo delle lavorazioni vada a degli stranieri. Ma l'errore capitale lo ha fatto il ministro Urso che, avendo cacciato Mittal, ha fatto sì che prevalesse la ormai larga maggioranza di interessi che voleva chiudere area a caldo. Tutti gli altri tre governi precedenti avevano accuratamente evitato di finire in questa situazione, Urso ci è caduto mani e piedi".
Palazzo Chigi guarda con interesse al risiko bancario in corso, alle contromosse dell’ad di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, per rispondere all'offerta di Intesa Sanpaolo. Qual è la posta politica in gioco, anche considerando che il Tesoro ha ancora una partecipazione nell’istituto senese?
"È legittimo che il governo si preoccupi della concorrenza, dell'occupazione, della presenza territoriale e della stabilità del sistema bancario, così dice a parole. Non è invece compito del governo costruire a tavolino il proprio polo bancario preferito. Invece il governo è entrato a gamba tesa almeno tre volte nel risiko bancario facendo rientrare la politica nelle banche in maniera prepotente: con le operazioni Unicredit-Bpm, Mps-Mediobanca e adesso con Mps-Bpm-Banca Generali. Tra l'altro non ha ottenuto nulla almeno per ora, il terzo polo bancario non c'è, e forse bisognerebbe lasciar davvero fare al mercato nei fatti e non solo a parole".
Fact Check
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Verificato il: 21 agosto 2026