Leader Ue oggi a Cipro tra guerra in Iran, crisi energetica e bilancio
(Adnkronos) - Appuntamento a Cipro oggi e domani per i capi di Stato e di governo dell'Ue. Su invito della presidenza di turno del Consiglio dell'Unione, cipriota in questo semestre, i leader si ritroveranno nell'isola di Afrodite, lo St
(Adnkronos) - Appuntamento a Cipro oggi e domani per i capi di Stato e di governo dell'Ue. Su invito della presidenza di turno del Consiglio dell'Unione, cipriota in questo semestre, i leader si ritroveranno nell'isola di Afrodite, lo Stato più orientale dei 27, ad appena un centinaio di km dalle coste siriane, per discutere principalmente delle conseguenze della guerra contro l'Iran scatenata da Israele e Usa, con il successivo blocco dello Stretto di Hormuz, e del Quadro Finanziario Pluriennale dell'Ue 2028-34, per poi confrontarsi, infine, con i loro omologhi di Siria, Giordania (in questo caso verrà il principe Hussein bin Abdallah, non il re), Egitto, Libano e con il segretario del Consiglio di Cooperazione del Golfo.
Il vertice informale a Cipro sarà diviso in tre momenti, in due luoghi diversi. Questa sera i capi di Stato e di governo si riuniranno ad Agia Napa, una località balneare nella parte nord della Repubblica di Cipro, a pochi passi dal confine con Cipro Nord, la parte dell'isola occupata da un'entità statuale, la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo da Ankara, creata dopo la divisione dell'isola, nel 1974. Cipro Nord è formalmente territorio dell'Ue, dato che l'occupazione non è riconosciuta, ma l'applicazione del diritto comunitario è sospesa.
Il premier uscente ungherese Viktor Orban, sconfitto alle elezioni dopo sedici anni ininterrotti al potere, non parteciperà al Consiglio Europeo informale, del quale è il componente con la maggiore anzianità di servizio. Potrebbe esserci un'altra assenza, dovuta a motivi differenti, riferisce un alto funzionario Ue senza dare ulteriori dettagli, ma gli altri 25 hanno assicurato la loro presenza.
La prima parte della serata sarà dedicata, come d'abitudine da quando la Russia ha invaso il suo vicino, all'intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky (non è ancora chiaro se in presenza o in collegamento). Entro oggi dovrebbero essere approvati, per procedura scritta dopo l'ok in Coreper, il prestito da 90 miliardi di euro destinato a finanziare l'Ucraina nel 2026-27 (di fatto più simile a un trasferimento, a fini geopolitici, perché sul rimborso effettivo è lecito nutrire dubbi), concordato nello scorso dicembre, e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che avrebbe dovuto essere approvato entro il 24 febbraio.
Entrambi erano stati bloccati dai veti di Ungheria e Slovacchia, dovuti al fatto che l'oleodotto Druzhba, costruito dall'Urss per rifornire di petrolio i Paesi del Comecon e tenerli legati alla 'madrepatria rossa', nello scorso gennaio ha smesso di consegnare greggio russo ai due Paesi senza sbocco al mare, dopo un attacco sferrato dagli stessi russi in territorio ucraino. Gli ucraini non si sono precipitati a ripararlo, anche perché i russi, ha detto Zelensky, usano tornare sul luogo degli attacchi, per uccidere i tecnici e i soccorritori.
Orban, in piena campagna elettorale, ha accusato Zelensky di non riparare apposta l'oleodotto, per condizionare il voto del 12 aprile in Ungheria. Il presidente ucraino gli ha risposto per le rime, minacciandolo, tra l'altro, di morte, non troppo velatamente. Orban ha posto il veto, spalleggiato dallo slovacco Robert Fico, sia al prestito che alle nuove sanzioni, una mossa per lui non insolita. Con i rapporti ungaro-ucraini, già pessimi per via della minoranza magiara nella Transcarpazia ucraina, ai minimi storici, la Commissione ha inviato una missione di tecnici per verificare esattamente come stessero le cose.
L'esito della missione Ue è tuttora un mistero, perché la Commissione non ha mai fornito informazioni sulle attività condotte dai suoi esperti. Non è stato mai neppure confermato che abbiano visitato il luogo in cui si è verificato l'attacco. Zelensky ha annunciato martedì che l'oleodotto Druzhba è stato riparato e che riprenderà presto l'attività di consegna del greggio (in anticipo di circa tre settimane sulla tempistica che aveva indicato prima del voto).
Ieri la compagnia petrolifera ungherese Mol ha comunicato che si attende l'arrivo del petrolio per oggi "al più tardi". Orban, che aveva sempre detto che il veto sarebbe rimasto finché l'Ungheria non avesse ricevuto il petrolio russo, ha già annunciato la rimozione del veto.
Così la situazione si è sbloccata: lo slovacco Fico fa più fatica a bloccare tutta l'Ue da solo, mentre la Repubblica Ceca di Andrej Babis, passato da Renew ai Patrioti con il suo Ano (Azione dei cittadini insoddisfatti), ha una posizione meno intransigente (la causa ucraina è piuttosto popolare nella Repubblica Ceca).
Il prestito, comunque, è stato concordato a 24, senza Budapest, Bratislava e Praga, con una cooperazione rafforzata: ma per realizzarlo occorreva una modifica al bilancio, e quindi l'unanimità (la stessa cooperazione rafforzata, tra l'altro, richiede l'ok unanime dei 27).
Dopo avere ascoltato il presidente ucraino, i leader passeranno a discutere della situazione in Medio Oriente, della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz, che sta causando grossi problemi all'Ue per l'approvvigionamento di energia.
Si tratta, sottolinea un alto funzionario europeo, di una crisi che l'Ue "non ha creato", ma di fatto ha subito, assistendo impotente all'attacco sferrato da Israele e Usa contro la Repubblica Islamica, che ha appiccato il fuoco all'intero Golfo Persico, strategica per l'Europa (meno per gli States, che sono energeticamente autosufficienti grazie al fracking).
L'Ue "non è direttamente coinvolta" nella guerra, nota la fonte, ma "molti Paesi europei e la stessa Ue, attraverso la sua missione navale nella regione, hanno detto di essere pronti a contribuire, per mantenere aperto lo Stretto".
Una parte importante della discussione sarà dedicata alle misure che la Commissione Europea ha messo sul tavolo ieri per affrontare le conseguenze della chiusura dello Stretto sul piano energetico, che erano state richieste dai leader nel Consiglio Europeo del mese scorso: si tratta di una comunicazione, senza atti legislativi vincolanti, che lascia agli Stati ampi margini di discrezionalità su come muoversi.
Sono state accantonate le opzioni più controverse, come il consiglio di imporre alle aziende almeno un giorno alla settimana di telelavoro, cosa che aveva fatto gridare al ritorno dei lockdown imposti durante la pandemia di Covid-19.
Dovrebbe essere anche toccato il tema dell'articolo 42.7 del Tue, che prevede la mutua assistenza tra i Paesi dell'Ue in caso di attacco (assistenza è cosa diver). Viste le condizioni in cui versa la Nato, attaccata senza requie dal presidente degli Usa Donald Trump, l'Unione tenta di trovare un qualche sostituto all'articolo 5 del Trattato dell'Atlantico del Nord, la cui validità appare al momento dubbia (funziona come una banca: se viene meno la fiducia, non funziona).
Per questo l'Alta Rappresentante Kaja Kallas, che è estone e sente molto vicina la minaccia russa, ha lanciato un'esercitazione, a livello diplomatico, per capire come renderlo "operativo". Le esercitazioni su questo articolo, spiega l'alto funzionario, "non sono una novità", perché ce ne sono state anche negli anni scorsi, ma "è ovvio che l'attuale situazione geopolitica le rende ancora più attuali". Pertanto, si è deciso di fornire ai capi di Stato e di governo un aggiornamento sul tema.
Venerdì mattina, intorno alle 9, i premier e presidenti si ritroveranno nella capitale Nicosia, l'ultima città dell'Ue divisa da un muro, la Green Line presidiata dall'Onu, che separa la parte greco-cipriota da quella turco-cipriota, nel centro congressi Filoxenia, dove si tengono abitualmente i Consigli informali di questo semestre.
La sessione mattutina, dopo l'intervento della presidente del Parlamento Roberta Metsola, sarà interamente dedicata a discutere un tema poco 'sexy', ma che impegna gli Stati membri, e il loro personale diplomatico, in negoziati lunghi ed estenuanti, quello del Quadro finanziario pluriennale dell'Ue (o Mff), il piano di bilancio dell'Ue per il 2028-34.
Il Consiglio Europeo avrebbe dovuto discuterne nella sessione di marzo ma, a causa della Terza guerra del Golfo scatenata da Israele e Usa senza consultare gli alleati europei, non c'è stato il tempo, perché i capi di Stato e di governo erano assorbiti da altre priorità. Il presidente Antonio Costa ha deciso di dedicare a questo tema, cruciale per il funzionamento dell'Ue, la parte centrale dell'informale di Cipro, perché "è importante che i leader ne parlino e che ne parlino ora", nota l'alto funzionario Ue.
Il punto è che esiste un notevole divario tra le nuove responsabilità che l'Ue dovrebbe assumere e che ha di fatto assunto, anche nel campo della difesa, e i mezzi finanziari a disposizione per mettere effettivamente in pratica le azioni necessarie. Gli Stati membri hanno storicamente, e hanno tuttora, posizioni assai diverse su come dovrebbe essere composto il bilancio Ue: tendenzialmente i nordici, con in testa la Germania e l'Olanda, preferiscono tenere stretti i cordoni della borsa, per così dire, mentre i meridionali, Francia inclusa, vorrebbero allargarli.
La via che la presidenza del Consiglio Europeo predilige, anche perché dovrebbe essere in teoria la meno divisiva, è quella di istituire nuove risorse proprie dell'Ue. Le risorse proprie sono fonti di gettito che affluiscono direttamente nelle casse delle istituzioni comunitarie: quelle attuali non sono sufficienti a coprire il divario finanziario tra ambizioni e risorse. Le alternative sono meno allettanti: aumentare i contributi nazionali, cosa assai sgradita ai nordici, che sono contributori netti al bilancio Ue, oppure istituire nuovo debito comune, sul modello di Next Generation Eu.
Si tratta degli eurobond, obbligazioni emesse dall'Ue, un tema politicamente radioattivo nei Paesi nordici, tanto che nella Commissione di Ursula von der Leyen, a guida tedesca, persino la parola resta un tabù, anche nei briefing in background. Pure sulle nuove risorse proprie, non c'è da aspettarsi risultati concreti in questo summit, "né domani (oggi, ndr.) né questa settimana", prevede la fonte, perché "è una discussione difficile".
Nel negoziato sul bilancio, che è sempre lungo e complesso e viene portato avanti principalmente a livello tecnico e diplomatico, "nulla è concordato finché tutto non è stato concordato", ma "il negoziato deve andare avanti" e, quindi, "è importante che i leader non solo siano consapevoli delle sfide che comporta l'equazione finanziaria dell'Mff, ma anche che siano a proprio agio con la maniera in cui le cose devono procedere". Anche perché, per approvare il bilancio pluriennale, serve l'unanimità: tutti devono essere 'a bordo'.
E pertanto, sottolinea la fonte, è "altrettanto importante" che la discussione avvenga in presenza della presidenza cipriota, perché saranno i ciprioti a dover riempire la cosiddetta 'negobox', la 'scatola negoziale' con le cifre che daranno poi consistenza all'Mff 2028-34. "E' importante - spiega la fonte - che la presidenza cipriota ascolti direttamente i leader e possa così ricavare un equilibrio dalla discussione, da tradurre poi nel suo lavoro" sulla negobox, in modo che possa costituire un terreno di atterraggio accettabile per tutti, per arrivare ad un necessario compromesso.
Di fatto, semplificando molto, i nordici ritengono che il gap di finanziamento possa essere colmato togliendo fondi alla Pac e alla politica di coesione, i due maggiori capitoli di spesa, mentre i mediterranei, e la Francia, spingono per un aumento delle dotazioni finanziarie dell'Ue, senza operare troppi tagli alla coesione e alla politica agricola comune, entrambe politicamente molto sensibili. I contributori netti sono anche affezionati ai rebates, gli sconti ai contributi al bilancio Ue nipotini del 'rebate' britannico, ottenuto da Margaret Thatcher al grido di "I want my money back". I mediterranei ritengono che i rebates siano una eredità del passato e sono contrari, anche se nello scorso Qfp l'Olanda di Mark Rutte ottenne un sostanzioso sconto, in cambio del via libera a Next Generation Eu.
In genere, i negoziati sono faticosi, ma alla fine un compromesso viene raggiunto, avvicinandosi per gradi successivi. Le trattative sull'Mff 2028-34 saranno lunghe e complicate: per chiudere il precedente Mff 2021-27 ci vollero un Consiglio Europeo fallito, il 20 febbraio del 2020, proprio mentre nel Lodigiano veniva identificato il presunto 'paziente zero' o 'paziente uno' del Covid, Mattia Maestri, più un summit fiume di quattro giorni e quattro notti a Bruxelles, nel quale vennero concordati sia il quadro di bilancio che Next Generation Eu. L'obiettivo, ma non è certo che venga raggiunto, è di ottenere un accordo prima delle presidenziali francesi, nell'aprile del 2027.
L'ultima parte del summit vedrà i 25 o 26 capi di Stato e di governo riunirsi con i leader di Siria, Egitto, Libano, Giordania e con il segretario del Consiglio di Cooperazione del Golfo, per un confronto sulla guerra in Iran e soprattutto sulla situazione in Libano, colpito duramente da Israele per rappresaglia contro gli attacchi degli sciiti di Hezbollah. I Paesi della regione, secondo la fonte, vedono l'Ue come un partner "affidabile" e "stabile", due qualità rare di questi tempi. Il tutto dovrebbe finire nel pomeriggio di venerdì. (dall'inviato Tommaso Gallavotti)