Inflazione al 3%, estate più cara per gli italiani: energia, carburanti e turismo spingono i rincari
Nonostante il lieve calo dell'inflazione a giugno, secondo il Codacons una famiglia tipo spenderà fino a 992 euro in più all'anno
Leggera riduzione del tasso di inflazione a giugno, ma sull’estate degli italiani si profila una nuova stangata determinata dall’incremento delle tariffe energetiche, dei prezzi dei carburanti e dei listini d tutto comparto del turismo e dei viaggi. Lo afferma il Codacons, commentando i dati dell’Istat.
A giugno il tasso di inflazione si attesta al 3% pari ad un aggravio di spesa, considerata la totalità dei consumi degli italiani, da +992 euro annui per la famiglia “tipo”, che sale a +1.370 euro per un nucleo con due figli – analizza il Codacons – A destare preoccupazione, tuttavia, sono i rincari che interessano alcuni beni e servizi legati ai consumi estivi degli italiani.
Le tariffe dell’energia elettrica sul mercato libero rincarano infatti a giugno del +14% rispetto allo scorso anno (+7,1% per gli utenti vulnerabili del mercato tutelato), realizzando una vera e propria mazzata sull’uso di condizionatori, ventilatori e sistemi di raffrescamento in casa come rimedio al caldo estremo delle ultime settimane – spiega il Codacons – Brutte notizie anche sul fronte dei trasporti, con il gasolio che a giugno è risultato più caro del 21,6% su base annua, +10,2% la benzina. Le tariffe dei traghetti aumentano in media del 3,7%, mentre le auto a noleggio costano il 4,8% in più.
Si impennano i listini degli stabilimenti balneari, in crescita del +12,9% su anno, mentre i prezzi dei viaggi “tutto compreso” risultano in aumento del +3,4%, i villaggi vacanza segnano a giugno un +3%, ristoranti e bar rincarano del +3,2%.
Sul fronte del trasporto aereo l’andamento delle tariffe è fortemente influenzato dall’effetto della guerra in Medio Oriente – rileva inoltre il Codacons – In un solo mese i prezzi dei voli nazionali registrano un maxi-rincaro del +38%, mentre i voli europei e quelli intercontinentali, come conseguenza della minore domanda di viaggi all’estero, scendono sia su base mensile che su base annua.