Elio Guido porta “Eramnesia” al Roma Fashion White: la memoria diventa couture
Il giovane stilista calabrese torna nella capitale per il terzo anno consecutivo con una collezione che intreccia ricerca estetica, identità personale e tradizione sartoriale. Appuntamento il 29 ottobre nella Chiesa di San Paolo Entro le Mura
La moda come strumento di introspezione, la sartoria come rifugio creativo e la memoria come punto di partenza per costruire nuove forme di bellezza. È su queste direttrici che si sviluppa “Eramnesia”, la nuova collezione di Elio Guido, stilista calabrese autodidatta, classe 2001, che giovedì 29 ottobre sarà protagonista della diciannovesima edizione del Roma Fashion White.
Per il terzo anno consecutivo, Guido torna a Roma, nella cornice della Chiesa di San Paolo Entro le Mura, con un progetto che si allontana dalla dimensione esclusivamente estetica della couture sposa per affrontare temi più profondi: il rapporto con il passato, la ricerca della propria identità e il bisogno di ritrovare un equilibrio in una contemporaneità dominata dalla rapidità e dalla produzione continua.
Il titolo della collezione suggerisce già la direzione del percorso creativo. “Eramnesia” evoca una relazione complessa tra memoria e oblio, tra ciò che continua a vivere dentro di noi e la difficoltà di riconoscersi pienamente nel presente. Per lo stilista, il passato non rappresenta un'evasione dalla realtà, ma una risorsa attraverso cui recuperare consapevolezza e dare nuovo significato al proprio lavoro.
La sartoria come spazio di libertà
Il riferimento visivo e concettuale della collezione arriva dalla storia dell'arte. Al centro c'è la camera oscura, dispositivo ottico utilizzato anche dai vedutisti del Settecento per studiare la realtà e trasferirla sulla tela. Una tecnica associata a pittori come Canaletto e Gaspar van Wittel, che fecero dell'osservazione del paesaggio urbano un elemento centrale della propria ricerca.
Nella visione di Elio Guido, la camera oscura diventa una metafora del laboratorio sartoriale: uno spazio protetto nel quale osservare ciò che accade all'esterno, filtrarlo attraverso la propria sensibilità e restituirlo sotto una forma nuova.
È una riflessione che tocca anche il funzionamento dell'industria della moda. Alla velocità delle collezioni e alla pressione commerciale, il designer contrappone il valore del tempo dedicato alla progettazione, alla manualità e alla sperimentazione. Il lavoro artigianale non è soltanto una tecnica, ma uno strumento per preservare l'autonomia creativa e sottrarsi all'omologazione.
Il bianco, i ricami e le architetture degli abiti
Sul piano estetico, “Eramnesia” sviluppa e intensifica i tratti distintivi della ricerca di Guido. Il bianco domina la collezione, diventando il fondale ideale per esaltare la complessità delle lavorazioni e la ricchezza dei materiali.
Cristalli, perle, ricami preziosi e motivi floreali costruiscono superfici ricercate, mentre trasparenze e volumi definiscono un gioco continuo tra apparizione e nascondimento. Mantelle, coprispalle, capi componibili e abiti dalla costruzione elaborata compongono una proposta che privilegia la presenza scenica e la ricchezza sartoriale.
Le silhouette richiamano suggestioni provenienti da epoche differenti, senza aderire rigidamente a un unico riferimento storico. La femminilità immaginata dallo stilista si esprime attraverso proporzioni importanti, dettagli ornamentali e un'estetica che rielabora la tradizione senza rinunciare a una lettura contemporanea.
Il risultato è una couture nella quale la ricerca formale si lega a un'esigenza espressiva più ampia: dare una forma visibile a emozioni, ricordi e tensioni interiori.
Il legame con la nonna e il ritorno a Roma
Nella genesi della collezione c'è anche una componente affettiva. Il ricordo della nonna accompagna il percorso creativo di Guido e si manifesta attraverso particolari e suggestioni che attraversano gli abiti senza tradursi in citazioni esplicite. La memoria familiare diventa così una presenza discreta, capace di alimentare la ricerca senza determinarne rigidamente il risultato.
«Sono davvero felice di tornare a Roma per il terzo anno consecutivo e di poter presentare “Eramnesia” in un contesto così importante. Questa collezione rappresenta per me un percorso molto personale. Ho sentito il bisogno di fermarmi, ascoltarmi e ripartire da ciò che più mi rappresenta, portando la mia identità sartoriale verso una nuova dimensione», racconta lo stilista.
«In questo percorso c'è anche il ricordo di mia nonna, una presenza che continua ad accompagnarmi e che riaffiora nella collezione attraverso dettagli e suggestioni, senza mai diventare un riferimento esplicito. Tornare nella capitale con un progetto così intimo è per me motivo di grande orgoglio: spero che ogni abito riesca a trasmettere un'emozione», aggiunge.
La partecipazione al Roma Fashion White segna una nuova tappa nel percorso professionale di Elio Guido. Con “Eramnesia”, lo stilista calabrese porta in passerella una visione della moda che non si limita alla ricerca dell'effetto scenico, ma prova a interrogarsi sul significato stesso della creazione. La memoria diventa materia, la sartoria si trasforma in linguaggio e l'abito si fa espressione di un'identità in continua evoluzione.