Ebola, al Sacco di Milano accertamenti su due persone rientrate dall'Uganda

(Adnkronos) - All'ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due persone "con sintomatologia febbrile" rientrate dall'Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola. Il ministero della Salute comunica in

A cura di Redazione
25 maggio 2026 15:36
Ebola, al Sacco di Milano accertamenti su due persone rientrate dall'Uganda -
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(Adnkronos) - All'ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due persone "con sintomatologia febbrile" rientrate dall'Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola. 

Il ministero della Salute comunica in una nota, "con riferimento all'epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall'Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti - si legge - sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata".  

"Il ministero monitora costantemente l'evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l'Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti", prosegue la nota da Lungotevere Ripa. "Proprio nella giornata di ieri - sottolinea il dicastero - il Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell'Hsc–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell'Interno, dell'Unità di crisi, dell'Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell'Istituto Spallanzani" di Roma, "dell'ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia". 

"Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate", assicura il ministero della Salute che "continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell'evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il rischio in Italia resta molto basso", si conferma nella nota. 

L'Uganda ha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l'epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell'Africa orientale, il 15 maggio. "I due nuovi casi confermati - ha informato il ministero della Salute dell'Uganda - sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala", la Capitale del Paese. "Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell'unità di trattamento designata". 

Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l'ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101. I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119. E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).  

I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, "con l'intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all'epidemia", evidenzia in un post su X il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. "Nella provincia di Ituri, epicentro dell'epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L'insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all'interno delle comunità". 

In questo momento, continua il Dg Oms "i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l'Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure". E la situazione è complicata anche dal fatto che "le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell'Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie". I partner sul campo stanno supportando l'erogazione di diversi servizi: assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell'infanzia e dell'adolescenza - elenca - trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola". 

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