Dalla F1 raccontata da Patrese a Franz Liszt secondo Bahrami, le novità in libreria

(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos. E' in libreria con Mondadori 'Viva il Re! Viva la Repubblica!', saggio di Alfonso C

A cura di Redazione
30 maggio 2026 09:54
Dalla F1 raccontata da Patrese a Franz Liszt secondo Bahrami, le novità in libreria -
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(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.

E' in libreria con Mondadori 'Viva il Re! Viva la Repubblica!', saggio di Alfonso Celotto, Giulia Guerrini uscito in occasione degli 80 anni della Repubblica. In un’Italia ancora segnata da vent’anni di dittatura e dalle macerie di un conflitto mondiale, il 2 giugno 1946 milioni di cittadini e cittadine si recarono alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Per la prima volta la decisione della forma di Stato non era imposta dall’alto, da una dinastia o da una volontà politica esterna, ma proveniva dal basso, da un voto diretto e democratico a suffragio universale. Il popolo, inconsapevole e smarrito, veniva chiamato a pronunciarsi non solo sul futuro, ma sul senso stesso del proprio passato.

A ottant’anni di distanza, Alfonso Celotto e Giulia Guerrini ripercorrono in queste pagine quel voto così decisivo attraverso le testimonianze dirette e appassionate di chi lo visse in prima persona. Le voci dei protagonisti – giovani, reduci, donne al loro primo voto -, oggi ormai centenari, rievocano le emozioni, le incertezze e le speranze che accompagnarono quei giorni fondamentali per la nostra Italia. Un coro al quale si accompagnano le ricostruzioni storiche, i pensieri e i dubbi anche intimi dei leader politici e le zone d’ombra legate alla votazione: dalle incertezze dei conteggi alle contestazioni giuridiche, dalle polemiche sui brogli al mistero tuttora irrisolto delle schede distrutte. Ne emerge il ritratto di un’Italia divisa, sospesa tra la spinta al cambiamento e il desiderio di stabilità, ma che racchiudeva in sé il germe della speranza. Un racconto che restituisce alle nuove generazioni la memoria e la dignità di chi ha scritto la nostra storia nelle cabine elettorali. Un libro prezioso per conoscere il nostro passato e comprendere fino in fondo il senso della nostra Repubblica, un progetto ancora vivo, costruito voto dopo voto in un’Italia ferita, ma determinata a rinascere.

E' in libreria con Momo Edizioni 'Non sono la stupida bionda di nessuno' di Ilenia Rossini. "Please, don’t make me look like a joke". Marilyn Monroe chiese questo poche settimane prima di morire. È da quel desiderio – essere finalmente presa sul serio, non trasformata in un’icona vuota o in un simbolo comodo – che nasce questo libro. Lontano dai miti consolatori e dalle semplificazioni che l’hanno inseguita per decenni, Non sono la stupida bionda di nessuno racconta una donna che fu strategica e vulnerabile, consapevole e contraddittoria. Una lavoratrice dello spettacolo che costruì con lucidità la propria immagine pubblica, schiacciata da un sistema che non sapeva cosa fare del suo talento.

Tra performance e identità, tra controllo e smarrimento, emerge il ritratto di una figura straordinariamente moderna: un’attrice che lottò per il rispetto professionale, una intellettuale autodidatta, una donna che non smise mai di interrogarsi su chi ci fosse davvero dietro il personaggio che il mondo pretendeva da lei. Una Marilyn finalmente restituita al suo tempo e alla sua complessità. Non una vittima. Non un’icona. Ma un essere umano.

Diciassette anni in Formula 1, 256 Gran Premi disputati, duelli con i più grandi piloti dell’epoca, un’epoca in cui si correva con il sedere prima ancora che con la testa, quando il talento si sentiva nelle mani e nella schiena, e il rischio faceva parte del mestiere. Erano anni in cui il paddock era praticamente ad accesso libero, si fumava e giocava a calcio nelle pause fra le prove libere ma d’altro canto in pista si rischiava la pelle un giorno sì e l’altro pure. Nelle pagine di 'Da Niki a Kimi', sugli scaffali con Rizzoli, Riccardo Patrese, che oltre all’esperienza in prima persona con Williams, Brabham e Arrows, ha mantenuto un punto di vista privilegiato e ravvicinato sull’ambiente seguendo la carriera automobilistica del figlio Lorenzo, racconta la sua Formula 1 e quella di oggi senza nostalgia cieca, né indulgenza. Racconta la solitudine del pilota, il politicamente corretto del paddock, il talento feroce di Max Verstappen, la fragilità di Lando Norris, la differenza tra correre per vincere e correre per divertirsi. Ma anche di Lewis Hamilton e della Ferrari, della crescente presenza femminile in Formula 1 e degli esorbitanti costi richiesti agli esordienti.

E ancora, di com’è cambiata la quotidianità dei piloti e degli addetti ai lavori, la conformazione dei circuiti e delle auto, la competitività, la comunicazione, la composizione del pubblico e in generale l’atmosfera che si respira, in pista e fuori. Tante novità, tante domande, ma un’unica certezza: il brivido che prova un pilota al volante della sua monoposto, lanciata alla massima velocità, rimane una beatitudine quasi mistica, come sottolineava Ayrton Senna, che nessuna innovazione tecnologica o impegno mediatico potrà mai attenuare.

'Franz Liszt. Il pianista del fuoco e della fede' è il titolo del libro di Ramin Bahrami in libreria con La Nave di Teseo. “Non cercare di essere grande. Cerca di essere vero. Il resto verrà da sé.” Questo il lascito di Franz Liszt, uno dei più grandi innovatori della musica di tutti i tempi, ai giovani pianisti. In un racconto in prima persona indirizzato a un amico immaginario di nome Sebastian – è Liszt stesso a prendere la parola in questo libro – Ramin Bahrami ricostruisce la parabola esistenziale e artistica del grande compositore ungherese, il bambino fragile nato in una famiglia modesta, attraverso i grandi incontri della sua vita: il maestro Carl Czerny, custode dell’eredità di Beethoven, che rifiutò ogni compenso perché aveva riconosciuto il genio del giovane allievo; il vecchio Salieri, che insegnò al prodigioso pianista che la vera bravura non è nella velocità ma nella voce interiore; il “Titano” Beethoven, davanti al quale il ragazzo di undici anni tremava come dinanzi a un essere mitologico. E poi Parigi – il crocevia del mondo romantico, dove il “mago del pianoforte” faceva svenire le dame nei teatri e scatenava la “Lisztomania” – con Chopin, che diventerà suo amico fraterno, Berlioz, George Sand, Victor Hugo, Rossini; il genero Richard Wagner, “vulcano che ha preso la forma umana”, amato e odiato, verso cui Liszt fu generoso come un padre; i grandi amori, Marie d’Agoult e la principessa Carolyne von Sayn-Wittgenstein. Viene raccontato infine l’ultimo periodo della sua vita, in cui rinunciò a ogni virtuosismo per cercare Dio tra le note, nel saio dell’abbé Liszt e nella musica spogliata di ogni ornamento.

Ramin Bahrami è nato a Teheran nel 1976. Ha lasciato l’Iran con parte della famiglia dopo la rivoluzione e ha studiato in Italia, dove si è diplomato in pianoforte al conservatorio di Milano con Piero Rattalino. Vive a Stoccarda. Perfezionatosi con maestri del calibro di Alexis Weissenberg, Andràs Schiff, Rosalyn Tureck, nutre una passione profonda e totale per Johann Sebastian Bach, di cui è oggi uno dei più grandi interpreti. Ha un repertorio di incisioni bachiane con Decca Universal che hanno scalato le classifiche discografiche, ha debuttato al teatro alla Scala nel 2012 e si esibisce nei teatri e nelle sale da concerto più prestigiosi del mondo. Ha pubblicato 'Come Bach mi ha salvato la vita' (2012), 'Il suono dell’Occidente' (2014) e 'Nonno Bach' (2015), 'Wolfang Amadeus Mozart. Il genio sempre giovane' (2019), 'Ludwig van Beethoven. Il genio ribelle' (2019) e 'Mille e una musica. Breve storia della musica persiana' (2021).

E' in libreria con Sellerio 'I Mondiali immaginari' di Angelo Carotenuto. Stanno per iniziare i Mondiali immaginari, un mirabolante torneo di calcio nel quale passato e presente convivono senza gerarchie. Si affrontano le nazionali di calcio più celebri e quelle più improbabili della Storia, in partite impossibili ma incredibilmente vere, narrate con il rigore del dettaglio calcistico e l’immaginazione più sfrenata. Trentuno sfide avvincenti, drammatiche, festose, battagliere, dai sedicesimi alla finalissima.

Ma è meglio il gioco offensivo dell’Olanda 1974 o il contropiede dell’Italia 1982? L’utopia del calcio socialista dell’Ungheria 1954 avrebbe sconfitto il collettivo insuperabile del tikitaka spagnolo del 2010? Chi sono i veri maestri, gli inventori del football (l’Inghilterra) o gli interpreti sopraffini del futebol (il Brasile)? Poiché l’arte del calcio, come l’arte della letteratura, esige la sospensione del dubbio e del sospetto, vedremo l’inglese Gascoigne inseguire sua maestà Pelé; le calciatrici americane sfidare il Kaiser tedesco Beckenbauer; i Fenomeni di oggi di fronte ai Miti di una volta. Ci sono anche una storia d’amore e un malvagio antagonista, un’Ombra che appare e scompare per rovinare il giubilo di chi pensa che il calcio dovrebbe appartenere a chi lo ama, e non a chi lo possiede per arricchirsi. A tenere insieme l’intero torneo c’è Orazio Pánama, il solo testimone accreditato, un radiocronista che parla tutte le lingue del mondo e forse non ne sa scrivere alcuna. La sua voce, con uno stile mimetico e ritmico ancorato ai gesti e ai suoni del campo, attraversa i continenti annunciando verità che nessuno potrà verificare, meravigliandosi sempre per quanta poesia, dolore, gioia e sofferenza possano stare dentro a un campo da gioco.

Angelo Carotenuto ha scritto un romanzo che attraverso il calcio pone domande al presente, un atlante di storie per rovistare nel passato e chiederci dove stiamo andando, cos’è che ci fa amare e ci fa tradire, e per quale misteriosa ragione torniamo all’infanzia ogni volta che rotola un pallone.

E' in libreria con Laterza 'La democrazia è antiquata' , l'ultimo saggio di Marco Revelli. Secondo Peter Thiel e molte altre personalità vicine al governo di Donald Trump, "libertà e democrazia sono incompatibili", anzi la partecipazione diffusa tende a limitare l’efficienza dei governi. Insomma, la democrazia è superata e questo è dimostrato dalla crescente diffusione in tutto il mondo di autocrazie e governi autoritari. Ma è davvero così o è solo il disegno di oligarchi e megamiliardari? La democrazia è antiquata: questa la provocazione da cui muove Marco Revelli per capire se la democrazia ha ancora un futuro. Una provocazione che non vuole certificarne la morte, ma serve a fotografare lo snaturamento in atto.

Così, l’autore disseziona con rigore le forme del degrado democratico: dalla democrazia ‘esecutoria’, che sostituisce il Parlamento con l’efficienza del leader, alla democrazia ‘senza popolo’, dove l’astensionismo diventa ‘partecipazione negativa’; dalla democrazia ‘dei pochi’, sempre più oligarchica, alla democrazia del denaro, dove il mercato regola ogni relazione; dalla democrazia della disinformazione, deformata da media e algoritmi, a quella ‘delle armi’ e ‘del segreto’. Le democrazie contemporanee non fanno più promesse, si limitano a presentarsi come la forma di governo ‘meno peggiore’. E la distanza tra ideali e realtà è così abissale da renderne irriconoscibili i principi fondativi: rappresentanza, partecipazione, trasparenza, informazione. Ma Revelli non si ferma alla diagnosi: indica la necessità di un ‘nuovo inizio’, che riparta dal basso, nella convinzione che solo una critica radicale della democrazia reale può salvarne il futuro da costruire.

Revelli è professore emerito di Scienza della politica all’Università del Piemonte Orientale. Tra i più autorevoli analisti del mutamento sociale e politico italiano, si è occupato di storia del movimento operaio, trasformazioni del lavoro, populismi e crisi della democrazia.

Arriva sugli scaffali con Solferino 'Se avesse vinto la monarchia' di Marco Patricelli. 10 Giugno 1946. La Corte di Cassazione comunica i risultati del referendum istituzionale: la Repubblica prevale sulla Monarchia per due milioni di voti. Questo dice la storia. A ottant’anni dal voto, il libro di Marco Patricelli ribalta la prospettiva: è il fronte repubblicano a essere sconfitto anche grazie a un intervento segreto di Stati Uniti e Gran Bretagna, che temono una deriva a sinistra, e nutrono dubbi sulle personalità espresse dal CLN e sul ruolo di Palmiro Togliatti rientrato dall’Urss come longa manus di Stalin.

Che ruolo giocano in quei mesi il presidente Truman, il direttore dell’intelligence Souers e l’ambasciatore a Roma, Comstock Kirk? Lo scopriamo in un racconto documentato e incalzante tra Roma, Washington, Londra e Mosca: per contribuire al successo della monarchia, e tenerla sotto scacco, gli Alleati danno vita all’operazione White Cross – dal simbolo araldico dei Savoia – facendo votare i prigionieri di guerra, con appositi seggi nei campi e la promessa di un rientro rapido in Italia. E consentendo il voto anche in Trentino, dove molti elettori temono una deriva punitiva.

Le iniziali perplessità di Umberto di Savoia vengono superate dopo le elezioni parziali di marzo e aprile 1946, quando i partiti di sinistra colgono importanti risultati. È allora che dà a Falcone Lucifero – più volte sollecitato dall’ambasciatore Usa – il via libera all’operazione Bianca Croce. Da questo momento la storia d’Italia prende una piega diversa…

E' in libreria con Vallecchi 'Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza' di Daniela Tagliafico. A Lampedusa, Mara serve caffè e sogna di spegnere incendi, mentre impara ogni giorno a convivere con un orizzonte che non dà tregua. Sull’isola, la bellezza è una lama sottile: illumina e ferisce nello stesso istante. In una vigilia di Natale sospesa, tra vento, pioggia e collegamenti interrotti, per la prima volta gli sbarchi si fermano e l’hotspot si svuota: resta un’attesa irreale, fatta di racconti, silenzi e verità che emergono piano.

A Roma, Sandro tiene il punto tra ordine e caos, ma un legame ostinato con un uomo venuto dal Senegal incrina certezze, regole, distanze. Poliziotto abituato agli scontri e alle tensioni, porta dentro una storia inattesa di amicizia e debito umano, che riemerge mentre la città si accende e una telefonata tarda ad arrivare. Non è una storia sull’immigrazione. È una storia sull’attraversare i confini e le coscienze. Con una scrittura ritmica e fresca, Daniela Tagliafico evita ogni retorica e racconta ciò che resta: i gesti minimi, le scelte che pesano, le vite che si sfiorano senza salvarsi davvero. Perché ci sono luoghi dove tutto arriva e niente se ne va intatto.

E' in libreria con Rizzoli 'Complice la pioggia' di Laura Facchi. Maura Amato ha quarantacinque anni, un gatto di nome Sedano che la ama moltissimo, una leggera zoppia e il conto sempre in rosso. Convive con la sindrome dell’impostore e con il suo cuore spezzato, da quando l’amore per Tony, magistrato di origini napoletane, è naufragato. Per sbarcare il lunario, dopo aver pubblicato due libri di scarso successo, lavora come editor freelance di romanzi gialli.

Un giorno, in un cappotto preso a un mercatino vintage, trova un biglietto accartocciato in cui qualcuno confessa un omicidio avvenuto vent’anni prima. Si tratta della morte di Paul Mezzatesta, un diciassettenne ucciso durante una vacanza in un campeggio al mare, in una notte di pioggia battente. È così che Maura si ritrova catapultata in un misterioso cold case che la porterà all’isola d’Elba, a scavare nel passato di un gruppo di amici, ragazzini all’epoca e oggi uomini e donne che custodiscono gelosamente segreti mai confessati. L’isola le riserverà inquietanti sorprese ma anche incontri inaspettati. Con una scrittura brillante e ironica, Laura Facchi tratteggia una protagonista imperfetta e meravigliosamente reale. Un giallo imperdibile che è anche, e soprattutto, la storia di una donna che, rovistando nei segreti altrui, impara a non scappare dai propri, ritrovando una sfrontata voglia di vivere. (a cura di Carlo Roma)

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