Crotone, Konecta R., la lettera di un lavoratore: "654 famiglie in bilico, vogliamo il diritto al lavoro"

Dalla crisi dell’ex Abramo Customer Care alla cassa integrazione e agli stipendi tra 650 e 900 euro: e difficoltà quotidiane dei dipendenti e chiede risposte concrete alla politica sul futuro occupazionale

A cura di Redazione
13 ottobre 2026 19:30
Crotone, Konecta R., la lettera di un lavoratore: "654 famiglie in bilico, vogliamo il diritto al lavoro" - Foto: Redazione
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Crotone - Continua l'incertezza sul futuro lavorativo per i uomini e le donne di Konecta R. Uno dei lavoratori, in una lettera, ha voluto rappresentare la realtà dei fatti vissuta quotidianamente.

"Nel silenzio assordante di un carrello della spesa, ho sentito la necessità di scrivere una lettera non a me stessa, ma a chi ancora una volta si gira dall’altra parte per non vedere la realtà in cui si trovano 654 lavoratori della Konecta R.


Facciamo un passo indietro. Noi proveniamo da una realtà la ormai ex Abramo Customer Care per poi approdare dopo la sua chiusura, in Konecta R. Ci fu propinata come la soluzione a tutti i nostri problemi, una luce infondo al tunnel, peccato che in quel tunnel siamo rimasti bloccati con i fari spenti e un motore inceppato e con tutte le conseguenze del caso.

Dopo solo pochi mesi, abbiamo avuto la sciagurata notizia che avremmo lavorato quattro giorni al mese e la restante parte l’avremmo passata in CIGS, per non parlare di una esigua busta paga che oscilla per i più fortunati tra le 650,00 € e le 900,00 €.


Prima che qualcuno ci faccia i conti in tasca lo faccio io. Tra un mutuo o fitto, bollette da pagare, (utenze varie con i rincari del caso), medicinali, carburante, generi alimentari di prima necessità, restano in tasca poco meno degli spiccioli. In tutto ciò dobbiamo pregare affinché non accadano inconvenienti vari e qui partono gli scongiuri.

Calarsi nei panni di chi ogni giorno cerca di lavorare dignitosamente, portando a fine mese una vera miseria è frustrante. Non voglio rendere questo racconto melodrammatico o mieloso, ma solo portare all’attenzione di chi tutti i giorni ci incontra al supermercato o ci vede fare i conti per far quadrare la spesa, con carta e penna davanti uno scaffale.

Siamo arrivati al punto tale di decidere se fare carburante o mettere nel carrello della spesa quel pacco di pasta in più, che alla fine non è, oppure se saldare l’ennesima rata di una fattura. Credo di aver ampiamente reso l’idea della situazione in cui ci troviamo.
Quello però che desta preoccupazione è il paventato nulla che ci aspetta da qui ai prossimi sei mesi. In definitiva non abbiamo nessuna certezza che quel poco che per ora percepiamo verrà elargito alla fine di un inesorabile declino.

Voglio ancora sperare che ci possa essere una soluzione a questa insanabile ferita che ci portiamo dietro da molto, troppo tempo.
Infine è d’obbligo una domanda: come hanno intenzione i nostri politici di aiutarci a riemergere da questa angosciante situazione?

Le nostre vite per ora sono appese a un filo e a una speranza che sembra dissolversi giorno dopo giorno. Siamo semplici cittadini, uomini e donne che chiedono ciò che nella nostra costituzione viene sancito a larghe spalle: il diritto al lavoro.

Non chiediamo assistenzialismo, non chiediamo soldi facili, non chiediamo di stare ad aspettare che i soldi arrivino dall’alto; vogliamo lavorare, perché abbiamo voglia e necessità di lavorare.


La salute di un’intera comunità è data principalmente dalla sanità mentale di ogni individuo che la compone e oggi per i 654 lavoratori precari, questa stabilità psicofisica sta venendo meno".

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