Conti pubblici, Meloni scrive all'Ue: "Serve più flessibilità, inflazione pesa"
(Adnkronos) - Giorgia Meloni scrive all'Unione Europea evidenziando la necessità di maggiore flessibilità di bilancio a causa della crisi energetica innescata dalla guerra in Iran. La presidente del Consiglio ha inviato una lettera alla president
(Adnkronos) - Giorgia Meloni scrive all'Unione Europea evidenziando la necessità di maggiore flessibilità di bilancio a causa della crisi energetica innescata dalla guerra in Iran. La presidente del Consiglio ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiedendo a Bruxelles di tenere conto, nel valutare l'aderenza dell'Italia al percorso concordato per la spesa pubblica, di una serie di "fattori rilevanti": riflettori puntati in particolare sull'inflazione che, in maniera meccanica, provoca l'aumento delle uscite senza che il governo abbia la possibilità di porvi rimedio.
Meloni solleva una "questione urgente", che dovrebbe essere discussa nel prossimo Ecofin, previsto la settimana prossima a Lussemburgo. L'iniziativa della presidente del Consiglio segna l'avvio ufficiale di una trattativa con la Commissione che potrebbe non essere breve: "Mentre entriamo nell'ultimo trimestre dell'anno le speranze di una rapida risoluzione della crisi in Medio Oriente sono andate deluse e i mercati dell'energia rimangono estremamente tesi. Il prezzo del petrolio greggio in euro è superiore di quasi l'80% rispetto all'inizio dell'anno; il gas naturale costa il 156% in più".
Le misure di sostegno, evidenzia la presidente del Consiglio, "sono classificate come variazioni discrezionali delle entrate. Sebbene questa caratteristica delle regole di bilancio dell'Ue miri a garantire la solidità dei conti pubblici nel medio periodo, dovremmo comunque cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate supplementari al fine di mitigare l'aumento dei costi energetici in modo temporaneo e mirato". Per Meloni, "esiste un'ulteriore criticità nelle regole di bilancio mentre aggiorniamo i nostri piani di spesa per il 2027. Il tetto alla crescita della spesa netta è fissato in termini nominali e, come tale, potrebbe non assorbire pienamente l'impatto di un'inflazione che superi in misura significativa le proiezioni alla base del percorso di spesa netta concordato; la spesa pubblica, infatti, può aumentare a causa di meccanismi e dinamiche di mercato che sfuggono al controllo del governo".
L'esempio più "significativo", continua la presidente del Consiglio, è rappresentato dalle pensioni, che sono "legate, seppur con un certo sfasamento temporale, ai prezzi al consumo. L'entità di questo effetto è rilevante: nel caso dell'Italia, la quota di spesa direttamente influenzata da un'inflazione che superi in modo significativo le proiezioni alla base del piano di bilancio è pari al 20,4% del Pil. Altre componenti della spesa che risentiranno di un'inflazione più elevata già nel 2027 ammontano al 12 per cento del Pil".
Meloni è ben "consapevole del rischio insito nella modifica di regole di bilancio introdotte di recente, volte a perseguire un obiettivo che tutti condividiamo: la sostenibilità del debito. Siamo altresì pienamente consapevoli degli impegni dell'Italia nell'ambito della procedura per i disavanzi eccessivi in corso e della necessità di rispettare il percorso correttivo della spesa netta". Tuttavia, prosegue la presidente del Consiglio, "riteniamo che il quadro di bilancio consenta alla Commissione Europea di tenere conto dei fattori rilevanti che ho appena evidenziato nel valutare ex ante la conformità alla regola di spesa, in occasione dell'esame dei prossimi Documenti programmatici di bilancio (Dbp nel gergo comunitario, ndr)".
"Ritengo - sottolinea infine - che si tratti di una questione urgente, non più rinviabile, che dovrebbe essere discussa dai ministri delle Finanze nella prossima riunione dell'Ecofin", prevista venerdì prossimo a Lussemburgo."Resto a disposizione, insieme al mio staff, per approfondire le questioni brevemente illustrate in questa lettera e per definire le modalità operative della nostra risposta comune". La lettera, scritta interamente in inglese, si conclude con un "buon lavoro", in italiano.
La posizione di Bruxelles prende forma ancor prima che la lettera arrivi materialmente a destinazione. "In realtà, abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri", dice la portavoce capo della Commissione Europea Paula Pinho rispondendo durante il briefing con la stampa a Bruxelles. Il portavoce per l'Economia Balazs Ujvari spiega che "passando alla questione della flessibilità energetica, c'è effettivamente un'iniziativa molto importante, sul tavolo fin dall'inizio dell'estate: abbiamo esteso l'ambito di applicazione della cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, prevista inizialmente per la difesa, anche all'energia, proprio per offrire agli Stati membri margini di manovra fiscale necessari ad adottare misure di risposta alla crisi energetica che stiamo affrontando attualmente".
L'iniziativa, ricorda Ujvari, "offre agli Stati membri la possibilità di discostarsi dal cosiddetto percorso della spesa netta per un importo complessivo pari allo 0,6% del Pil, nel periodo compreso tra il febbraio 2026 e la fine del 2028; si tratta quindi di un margine fiscale aggiuntivo di cui è possibile avvalersi, purché vengano espletate le relative procedure. Finora abbiamo ricevuto indicazioni da due Stati membri intenzionati a muoversi in questa direzione. Uno di questi è l'Italia, da cui abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione, arrivata un paio di settimane fa. La richiesta è attualmente al vaglio della Commissione", conclude.
Fact Check
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Verificato il: 02 ottobre 2026