Case di Comunità, Federconsumatori critica lo stop alla riforma
L’associazione esprime preoccupazione per il dietrofront del Governo sulla sanità territoriale: “Senza la presenza dei medici di base il nuovo modello rischia di restare inefficace”
Il Governo ha fatto un passo indietro sulla riorganizzazione della sanità territoriale, bloccando un provvedimento già predisposto, frutto del lavoro di Agenas, del Ministero della Salute e delle Regioni. La pressione delle associazioni professionali dei medici, contrarie all’obbligo per i medici di operare nelle Case di Comunità, è riuscita a mettere in discussione e bloccare un impianto normativo che guardava finalmente alla salute delle persone.
Le Case di Comunità avrebbero dovuto rappresentare il cardine della medicina territoriale: presidi capillari, vicini alle persone, capaci di garantire una presa in carico integrata e continuativa. Una delle condizioni indispensabili per il loro funzionamento era la presenza stabile dei medici di medicina generale (MMG) e dei pediatri di libera scelta (PLS). Senza questa garanzia, il modello rischia di svuotarsi di significato, riducendosi a strutture aperte sulla carta ma inefficaci nella pratica.
Federconsumatori esprime forte preoccupazione per le conseguenze che questa retromarcia avrà sui cittadini e sull’accesso alle cure.
È del tutto legittimo che le associazioni professionali e mediche – che ritengono che quello di lavorare nelle Case di Comunità debba dipendere da una libera scelta – portino avanti le proprie istanze, ma è inaccettabile che un Governo ceda a tali richieste, scaricando il costo di questa resa sui pazienti.
Federconsumatori ricorda che il diritto alla salute non è negoziabile e che la prossimità delle cure non è un privilegio, ma una necessità. Le Case di Comunità sono presidi sanitari fondamentali soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.