Automotive, CNA: “La transizione deve essere governata per difendere competenze, imprese e lavoro”

Presentato a Roma il position paper “Il futuro dell’automotive: competenze in movimento”

A cura di Redazione
21 luglio 2026 06:44
Automotive, CNA: “La transizione deve essere governata per difendere competenze, imprese e lavoro” - Foto: Redazione
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La filiera automotive italiana si trova davanti alla trasformazione industriale più profonda degli ultimi cinquant’anni. Una sfida che non riguarda soltanto il passaggio dal motore termico alla mobilità elettrica, ma coinvolge l’intero sistema produttivo: competenze, organizzazione della produzione, catene di fornitura, occupazione e autonomia tecnologica del Paese.

È questo il messaggio centrale del position paper di CNA “Il futuro dell’automotive: competenze in movimento”, presentato a Roma nell’auditorium della Confederazione. L’incontro è stato introdotto dal responsabile del Dipartimento Relazioni Sindacali Maurizio De Carli e ha visto gli interventi del vicepresidente di CNA Modena Roberto Zani, del presidente di CNA Industria Piemonte Nicola Scarlatelli e della responsabile di CNA Produzione Valentina Di Berardino.

A seguire si è svolta una tavola rotonda con la partecipazione del presidente di CNA Produzione Roberta Piccinini e dei segretari generali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Gianluca Ficco. A concludere i lavori è stato il presidente nazionale CNA Dario Costantini.

Nel documento, CNA evidenzia come la transizione verso una mobilità a basse emissioni rappresenti un processo irreversibile, che necessita però di essere accompagnato da una politica industriale coordinata a livello europeo, nazionale e territoriale.

La filiera automobilistica continua a rappresentare un settore strategico per l’economia italiana. Nel 2024 ha generato 380 miliardi di euro di fatturato e coinvolto oltre un milione di addetti, con una componente produttiva pari a 113 miliardi di euro e 273mila occupati. La filiera “core”, secondo i dati Istat, comprende inoltre oltre 112mila imprese e più di 546mila addetti.

Secondo CNA, il rischio è che la trasformazione venga analizzata esclusivamente attraverso il futuro dei grandi produttori, trascurando il ruolo fondamentale della rete diffusa di micro, piccole e medie imprese che operano nella componentistica, nella meccanica, nella subfornitura, nella manutenzione e nei servizi collegati.

Si tratta di realtà spesso collocate nei livelli più bassi della catena del valore, ma essenziali per mantenere in Italia competenze specialistiche, capacità produttiva e occupazione qualificata.

Il position paper richiama anche le difficoltà attraversate dalla produzione nazionale, aggravate dal ridimensionamento dei volumi di Stellantis e dal progressivo sottoutilizzo degli impianti. Una situazione che interessa in modo diverso territori strategici come Piemonte, Lazio, Abruzzo ed Emilia-Romagna, ma che pone ovunque la stessa necessità: evitare che la transizione ecologica si trasformi in un processo di deindustrializzazione.

Per CNA la strada non è fermare il cambiamento, ma governarlo attraverso strumenti concreti. Tra le proposte avanzate figurano un Patto nazionale per le competenze automotive, il potenziamento degli ITS, percorsi di riqualificazione dei lavoratori nelle fasi di riduzione produttiva, patti territoriali per la transizione, reti d’impresa, contratti di filiera, maggiore accessibilità al credito e un Fondo Automotive rifinanziato con una linea specifica dedicata alle micro, piccole e medie imprese.

La Confederazione propone inoltre un approccio europeo “multi-percorso”, capace di valorizzare diverse tecnologie – dall’elettrico all’idrogeno, dai biocarburanti al software fino alle batterie e alle nuove soluzioni innovative – riducendo le dipendenze strategiche da Paesi terzi.

La competizione globale, sottolinea CNA, non riguarda soltanto il costo del lavoro, ma il controllo dell’intera catena del valore, dalle materie prime critiche alla produzione delle batterie e alle tecnologie abilitanti.

La conclusione del documento è chiara: la neutralità climatica deve procedere insieme alla sostenibilità industriale e sociale. Senza investimenti, formazione e strumenti adeguati alle esigenze delle piccole imprese, l’Italia rischia di perdere capacità produttiva, occupazione e patrimonio tecnologico.

Con una strategia condivisa, invece, la transizione può rappresentare un’opportunità per rilanciare la manifattura italiana e rafforzare il ruolo delle PMI nelle filiere industriali del futuro.

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