Attentato a Ranucci, gip: "Lavitola lo ideò per accrescere la popolarità del conduttore e spingere il progetto politico"

(Adnkronos) - L'attentato dell'ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci è stato commissionato “da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” de

A cura di Redazione
10 agosto 2026 19:23
Attentato a Ranucci, gip: "Lavitola lo ideò per accrescere la popolarità del conduttore e spingere il progetto politico" -
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(Adnkronos) - L'attentato dell'ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci è stato commissionato “da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” dell’indagato “in ambito politico”. E' quanto emerge dalle carte dell'ordinanza del gip di Roma Iole Moricca. “Se infatti lo scopo era quello di favorire l'ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato - si legge nell’ordinanza disposta in seguito all’inchiesta della procura di Roma con le indagini delegate ai carabinieri del Nucleo Investigativo - è indubbio che nella ideazione dell'indagato Lavitola, agli occhi della vittima e dell'opinione pubblica l'evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista Ranucci per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l'incolumità del giornalista”. 

 

Più volte Valter Lavitola “ha commentato la vicenda dicendo che se era stato lui il mandante allora voleva dire che era d'accordo anche Ranucci, quando allo stato non è emerso alcun elemento, come si evince dalle risultanze acquisite, per ritenere che il giornalista fosse d'accordo con Lavitola". “Anzi le risultanze acquisite, inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell'indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest'ultimo, dall'altro, in ragione del profondo legame tra i due instauratosi tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di stupore e incredulità appena appresa la notizia dell'incriminazione dell'amico. D'altra parte, è certo, perché emerso in plurime intercettazioni che Lavitola abbia continuato a manipolare la persona offesa e ad alimentare in lui il convincimento che la tesi seguita dagli inquirenti sia assolutamente inverosimile, essendo convinto che finché avrà il sostegno della vittima del reato, la sua posizione ne risulterà avvantaggiata” aggiunge il gip. 

 

“La spregiudicatezza e la capacità criminale mostrata dimostra chiaramente come unica misura cautelare idonea a prevenire il rischio di azioni recidivanti sia quella della custodia cautelare in carcere” scrive il gip Iole Moricca nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Lavitola e per il suo factotum Gomes Clesio Tavares, attualmente in Africa. Per Lavitola “vi è il concreto ed attuale pericolo che si dia alla fuga, atteso che le indagini hanno appurato che lo stesso ha interessi economici in Camerun dove potrebbe rifugiarsi evitando provvedimenti cautelari nei suoi confronti - si legge nell’ordinanza disposta in seguito all’inchiesta della procura di Roma con le indagini delegate ai carabinieri del Nucleo Investigativo - ha rapporti relazionali caratterizzati da estrema confidenza con una donna da lui appellata ‘meu amor’ con cui dialoga in lingua portoghese. Inoltre, è stato acclarato che immediatamente dopo il sopralluogo eseguito il 10 ottobre scorso è partito per l'Argentina”.  

Tutte circostanze che dimostrano come abbia la disponibilità di “innumerevoli contatti in altri continenti. Inoltre, la circostanza che solo dopo l'esecuzione della misura cautelare nei confronti degli esecutori materiali, avvenuta il 30 giugno, Lavitola decidesse improvvisamente di partire per l'Africa acquistando un biglietto per il 4 luglio e che tale viaggio sia stato evitato esclusivamente perché gli veniva notificato il decreto di perquisizione, dimostra evidentemente come, una volta appresa la notizia dell'arresto degli esecutori materiali, temendo che gli inquirenti potessero avere già acquisito elementi a suo carico, la sua volontà, già in quella fase, fosse quella di sottrarsi ad una eventuale cattura”, scrive ancora il gip. Inoltre “come evidenziato dal pubblico ministero e come emerso dalle risultanze in atti, la circostanza che sia comparso davanti all'autorità inquirente a seguito della sua convocazione per rendere interrogatorio, ma si sia avvalso della facoltà di non rispondere e abbia reso dichiarazioni spontanee di fatto irrilevanti o comunque contraddette dalle risultanze acquisite, non consentono di ritenere che il comportamento sin qui adottato sia connotato da una seria volontà collaborativa. Né si può sostenere che la sua permanenza in Italia, anche dopo la perquisizione, sia sintomatica del fatto che tale esigenza non sia più attuale - evidenzia il gip - Invero, come si evince dalle intercettazioni, dopo l'esecuzione dell'atto a sorpresa, Lavitola si era convinto che sarebbe stato arrestato immediatamente dopo la sua convocazione per rendere interrogatorio, è del tutto verosimile che, una volta che tale evento non si sia verificato, in capo all'indagato sia maturata la convinzione, come dallo stesso esternato nel corso delle intercettazioni, che per gli inquirenti, gli elementi acquisiti nei suoi confronti non avessero una forza probatoria tale da sostenere una richiesta di misura cautelare”. 

 

“E tra 2 anni fai il Presidente". Così Valter Lavitola scriveva al giornalista Sigfrido Ranucci in una chat risalente al 2024 e riportata nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip, dopo le indagini della procura di Roma e dei carabinieri del Nucleo Investigativo, ha disposto il carcere per l’imprenditore come mandante dell’attentato dell’ottobre scorso davanti all’abitazione del conduttore di Report. Al centro della conversazione la preoccupazione del giornalista di essere estromesso dalla conduzione del programma. Lavitola fa riferimento alle elezioni aggiungendo che nel caso in cui Ranucci venisse mandato via “farebbe bingo”. 

“E' di tutta evidenza che il sostegno costante offerto dall'indagato alla persona offesa - scrive il gip in un passaggio dell’ordinanza - non possa non essere correlato all'obiettivo che pare ben presente nei progetti di Lavitola sin dal 2024, allorquando aveva iniziato a proporre a Ranucci il tema della sua candidatura alle prossime elezioni politiche, ritenendolo l'uomo che poteva rappresentare la novità, capace di sparigliare le carte, e battere gli altri candidati. Lavitola - sottolinea il gip - nel tempo coltiva la sua intuizione e continua a riproporla costantemente al giornalista Ranucci che se, da un lato, non pare mai condividere formalmente il progetto dell'indagato, col tempo, si comprende, dal tenore dei messaggi e dal suo comportamento, che assuma un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità rispetto al progetto, che via via diviene sempre più concreto. E in effetti Lavitola, proprio successivamente all'esecuzione dell'atto intimidatorio, inizia a tradurre quell'intuizione in fatti concreti, tanto da arrivare a commissionare un sondaggio, investendo in tale progetto tempo e denaro”. 

Intercettato dopo le perquisizioni dello scorso luglio, Lavitola spiegava che il progetto avrebbe sicuramente portato il giornalista “a essere eletto Presidente del Consiglio e che lui stesso avrebbe potuto raccogliere il 30% dei voti senza nessun partito politico”. "Fratello questo non sarebbe una pre-candidatura, sarebbe presidente garantito al centodieci per cento. Io da solo prenderei il trenta per cento, senza partito, senza nulla", dice Lavitola a un interlocutore. 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 10 agosto 2026

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