Alzheimer, in Italia oltre 1 milione di persone con demenza: le novità da diagnosi a farmaci

(Adnkronos) - In Italia, secondo gli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità (Iss), si contano circa 1,2 milioni di persone con demenza nella fascia d'età pari o superiore a 65 anni e circa 24.000 casi di demenza a esordio giovanile. Con sp

A cura di Redazione
18 settembre 2026 16:30
Alzheimer, in Italia oltre 1 milione di persone con demenza: le novità da diagnosi a farmaci -
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(Adnkronos) - In Italia, secondo gli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità (Iss), si contano circa 1,2 milioni di persone con demenza nella fascia d'età pari o superiore a 65 anni e circa 24.000 casi di demenza a esordio giovanile. Con specifico riferimento alla malattia di Alzheimer, i pazienti sono stimati in almeno 600mila. Il costo complessivo delle demenze nel nostro Paese è valutato in circa 23 miliardi di euro l'anno, con il 63% dell'onere economico a carico delle famiglie. Sono i dati ricordati dalla Società italiana di neurologia (Sin), in occasione della Giornata mondiale dell'Alzheimer che si celebra il 21 settembre per aumentare la consapevolezza sulla malattia, combattere lo stigma e richiamare l'attenzione sulla necessità di garantire diagnosi, assistenza e cure appropriate. 

La Sin sottolinea come la malattia di Alzheimer sia ancora la causa più frequente di demenza, caratterizzata da una progressiva compromissione della memoria, del linguaggio, dell'orientamento e delle altre funzioni cognitive, fino alla perdita dell'autonomia personale. Il suo impatto non riguarda soltanto il paziente - sottolineano i neurologi - ma coinvolge famiglie, caregiver, servizi sanitari e sistema sociale. 

"L’Alzheimer non è una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento, ma una malattia neurodegenerativa complessa che deve essere riconosciuta e affrontata il prima possibile - afferma Mario Zappia, presidente della Sin - Negli ultimi anni abbiamo assistito a un importante avanzamento scientifico. Disponiamo infatti di terapie in grado di intervenire sui meccanismi biologici della malattia e potenzialmente di rallentarne la progressione, aprendo una nuova stagione nella lotta all'Alzheimer. Non si tratta ancora di una cura definitiva, ma di un cambio di paradigma che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile". Per la Sin, "l'arrivo di queste opportunità impone di ripensare l’intero percorso assistenziale della patologia". Non basta disporre di nuovi farmaci: "Affinché queste opportunità possano tradursi in un beneficio concreto, è fondamentale arrivare a una diagnosi precoce - evidenzia Zappia - Dobbiamo riconoscere la malattia nelle sue fasi iniziali, quando i sintomi sono ancora lievi e quando gli interventi hanno maggiori probabilità di essere efficaci. Per questo è necessario rafforzare la rete dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, promuovere l'accesso ai biomarcatori diagnostici e garantire percorsi assistenziali omogenei su tutto il territorio nazionale". 

"Circa la metà dei casi di Alzheimer sono potenzialmente evitabili o ritardabili - rimarca il presidente della Sin - Accanto alla diagnosi e alle nuove terapie, resta quindi centrale la prevenzione. La Commissione permanente di The Lancet ha infatti identificato 14 fattori di rischio modificabili associati alla demenza: basso livello di istruzione, perdita dell’udito, ipertensione, colesterolo Ldl elevato, obesità, fumo, depressione, inattività fisica, diabete, consumo eccessivo di alcol, trauma cranico, inquinamento atmosferico, isolamento sociale e deficit visivo non trattato. La prevenzione deve accompagnare l'intera vita. Controllare pressione, diabete e colesterolo, non fumare, svolgere attività fisica regolare, proteggere udito e vista e mantenere relazioni sociali e stimoli cognitivi significa proteggere anche la salute del cervello. A tali comportamenti si dovrebbe associare una buona qualità del sonno, soprattutto notturno perché è durante questa attività che il cervello rimodula le proprie attività". 

C'è quindi "una rivoluzione silenziosa che sta cambiando il modo di concepire la salute del cervello", osservano i neurologi. Se "fino a pochi anni fa il neurologo interveniva soprattutto quando la malattia si era già manifestata, oggi, grazie ai progressi della ricerca, è possibile rovesciare la storia della patologia. In questo scenario assume un valore strategico l'evoluzione della neurologia, sempre più orientata alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla medicina di precisione. In una fase storica in cui la diagnosi precoce può modificare il decorso di molte patologie neurologiche, diventa perciò centrale anche il ruolo del neurologo", rivendica la Sin. "È a questo specialista che è opportuno rivolgersi quando compaiono sintomi nuovi o non spiegabili, come disturbi della memoria, del linguaggio o del comportamento, evitando di attribuirli automaticamente all'età o alla stanchezza. Un inquadramento tempestivo - concludono gli esperti - consente oggi, in molti casi, di anticipare la diagnosi, iniziare precocemente le terapie e migliorare significativamente la prognosi e la qualità di vita per l'Alzheimer". 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 18 settembre 2026

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