Agricoltori in rivolta in Italia, il caro gasolio mette a rischio le aziende

Dal Sud a Roma, cresce la mobilitazione contro i rincari del carburante e i bassi prezzi riconosciuti ai produttori. Attese risposte dal Governo il 20 ottobre

A cura di Redazione
18 ottobre 2026 15:22
Agricoltori in rivolta in Italia, il caro gasolio mette a rischio le aziende - Foto: Redazione
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La protesta degli agricoltori si allarga nel Mezzogiorno e si intreccia con quella degli autotrasportatori. Al centro della mobilitazione ci sono l'aumento dei costi di produzione, il prezzo del carburante e i ricavi sempre più bassi riconosciuti ai produttori. In diverse aree del Sud, trattori e mezzi pesanti sono schierati lungo le principali arterie stradali, mentre i manifestanti chiedono interventi immediati al Governo.

Dal caro carburanti ai prezzi riconosciuti nei campi

La questione riguarda l'intera filiera agroalimentare. Il gasolio serve per lavorare i terreni, utilizzare i macchinari agricoli, irrigare e trasportare i prodotti. Quando il prezzo del carburante aumenta, crescono anche le spese necessarie per portare frutta, verdura e cereali dai campi ai mercati. Se i prezzi di vendita non compensano questi rincari, la redditività delle aziende si riduce fino a mettere a rischio la continuità dell'attività.

Dal presidio di Passovecchio, a Crotone, gli agricoltori hanno denunciato una situazione che ritengono ormai insostenibile. Secondo quanto riferito dall'imprenditore agricolo Paolo Lentini, produrre finocchi, cavolfiori e cime di rapa può costare tra 50 e 60 centesimi al chilogrammo, mentre il grano richiede un investimento di circa 40 centesimi al chilogrammo. Per alcune produzioni, ha denunciato, il prezzo riconosciuto al produttore arriva appena a 20 centesimi.

Lentini ha inoltre richiamato l'attenzione sulla concorrenza internazionale, chiedendo maggiore attenzione alle differenze tra le regole applicate alle produzioni italiane e quelle provenienti dall'estero. Si tratta di questioni che, secondo i manifestanti, richiedono risposte non soltanto sul fronte energetico, ma anche su quello della tutela del reddito agricolo.

Proteste dalla Calabria alla Sicilia, la Puglia tra i fronti più caldi

In Calabria, agricoltori e autotrasportatori hanno avviato presidi in diversi punti strategici, dalla Statale 106 agli snodi autostradali e alle aree vicine al porto di Gioia Tauro. Le mobilitazioni sono distinte, ma in diversi casi le due categorie hanno scelto di sostenersi reciprocamente. La protesta coinvolge anche il territorio cosentino e quello catanzarese, con possibili ripercussioni sulla circolazione e sulla distribuzione delle merci.

In Sicilia, le iniziative degli agricoltori si sono concentrate anche sulle strade statali tra Gela e Caltagirone e lungo la Palermo-Agrigento. Il fermo degli autotrasportatori, previsto fino al 20 ottobre, rischia di incidere sui collegamenti e sulle consegne, soprattutto per le merci destinate alla grande distribuzione.

La Puglia resta uno dei territori più interessati dalla mobilitazione. Nel Foggiano il presidio di Poggio Imperiale, nei pressi del casello dell'A14, prosegue da giorni con la partecipazione di agricoltori, olivicoltori e autotrasportatori. Le proteste sono legate anche alla crisi del comparto olivicolo: i produttori lamentano costi elevati e prezzi dell'olio che non garantirebbero margini sufficienti. Le difficoltà nella movimentazione delle merci stanno inoltre provocando problemi nei rifornimenti di alcuni supermercati e negozi.

Il confronto con il Governo atteso per il 20 ottobre

La partita si sposta ora sul piano nazionale. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha avviato il confronto con le rappresentanze del settore dell'autotrasporto, con un incontro previsto per il 20 ottobre, dopo che inizialmente era stata indicata la data del 27 ottobre. Le organizzazioni chiedono risorse immediatamente disponibili, il pagamento degli arretrati e nuovi interventi per compensare il peso del gasolio sui bilanci delle imprese.

Dal presidio crotonese è arrivato anche un ultimatum: se entro lunedì non arriveranno risposte concrete, agricoltori e autotrasportatori sono pronti a portare la protesta a Roma, davanti a Montecitorio e al Ministero dell'Agricoltura.

La giornata di martedì sarà quindi un passaggio decisivo per capire se il confronto istituzionale riuscirà a produrre impegni concreti. Sul tavolo non c'è soltanto il costo del carburante, ma la tenuta di aziende agricole e imprese di trasporto che costituiscono un anello essenziale dell'economia nazionale. Senza interventi efficaci, il rischio denunciato dai manifestanti è che i rincari continuino a pesare sulla produzione, sulla distribuzione dei prodotti e, in ultima analisi, sui consumatori.

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