Agguato a Cassano all'Ionio, mons. Savino: «La nostra terra non è maledetta è ferita»

«A voi che credete di poter decidere chi deve vivere e chi deve morire con un colpo di pistola dico: la vostra è una vittoria di cartone»

A cura di Redazione
28 agosto 2026 18:30
Agguato a Cassano all'Ionio, mons. Savino: «La nostra terra non è maledetta è ferita» - Foto: Redazione
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Cassano all'Ionio– Dopo l’agguato che ha scosso la comunità di Lauropoli, arriva la riflessione del vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio, monsignor Francesco Savino, che affida a una lunga lettera un messaggio rivolto alla comunità, alle famiglie e a quanti in queste ore vivono con dolore e preoccupazione quanto accaduto. Parole che partono dallo sgomento per l’omicidio, ma che invitano a non lasciare che la paura prenda il sopravvento. «Un omicidio ha squarciato il silenzio di Lauropoli, portando con sé lo sgomento, le domande senza risposta e il tormento di una comunità che si sente stretta in una morsa di dolore e di rabbia», scrive il vescovo.

«La nostra terra non è Sodoma»

Nel suo messaggio, monsignor Savino guarda anche al rischio che il dolore e la rabbia possano trasformarsi in una condanna collettiva del territorio. «A volte, guardando le cronache e le ferite che si aprono sotto i nostri occhi, il pensiero corre a pagine antiche e terribili», osserva, richiamando anche il paragone con Sodoma e Gomorra. Ma il vescovo respinge con forza questa lettura: «La nostra terra non è Sodoma. Se c’è un’ombra di quelle città, è solo nel cuore arido di chi ha dimenticato come si ama il prossimo». E aggiunge: «La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita. E le ferite, fratelli miei, si curano. Non si subiscono». Un passaggio nel quale Savino richiama la presenza di una comunità che, nonostante le difficoltà, continua a rappresentare la parte sana del territorio: «Qui i giusti sono la stragrande maggioranza».

Il grazie alle Forze dell’Ordine e l’appello all’unità

Il vescovo dedica quindi parole di gratitudine e fiducia alle Forze dell’Ordine e agli investigatori impegnati nelle indagini. «Voglio esprimere la mia gratitudine più profonda e il mio assoluto rispetto per le Forze dell’Ordine e per gli investigatori che stanno lavorando senza sosta», scrive. Savino invita la comunità a collaborare e a non alimentare ricostruzioni incontrollate: «A loro va il nostro grazie, la nostra collaborazione e la nostra fiducia incrollabile: non ci lasceranno soli, e noi non dobbiamo mai ostacolarli con chiacchiere da piazza, ma sostenerli con la nostra lealtà». Ma accanto alla giustizia degli uomini, il vescovo richiama anche alla responsabilità della comunità. «C’è un’altra giustizia che dobbiamo fare noi, oggi, come popolo», afferma, mettendo in guardia dal rischio che la criminalità riesca a impadronirsi non soltanto degli spazi e delle attività, ma anche della serenità delle persone.

«Vuole predare la nostra anima. Vuole rubare il sonno ai vostri figli e ipotecare il futuro di Lauropoli e di Cassano. Vuole che la paura vi divida. Non concedetegli questa vittoria». Da qui l’appello all’unità: «Siate unità. Siate Chiesa viva. Siate popolo». E ancora: «Chi scende in piazza, chi saluta il vicino, chi partecipa alla vita della comunità, sta costruendo la diga contro l’alluvione della criminalità».

«Avete le armi, ma non avete il futuro»

Nella parte più dura del suo messaggio, monsignor Savino si rivolge direttamente a chi utilizza la violenza e la criminalità per imporre il proprio potere. «A voi che credete di poter decidere chi deve vivere e chi deve morire con un colpo di pistola, a voi che pensate di poter piegare questa comunità con la prepotenza, dico: la vostra è una vittoria di cartone». E ancora: «Costruite imperi sulla sabbia e sul sangue, ma la sabbia crolla e il sangue grida. Avete le armi, ma non avete il futuro. La vostra notte è lunga, ma l’alba è già scritta, e sarà la vostra fine». Parole rivolte alla criminalità, alle quali segue un messaggio completamente diverso per la comunità di Lauropoli e Cassano: «Rialzate la fronte. Non abbassare lo sguardo».

Il vescovo invita i cittadini a non identificarsi con la paura e con le ferite del territorio: «Il male fa molto rumore, ma è il bene che fa la storia. Voi siete la radice che spacca l’asfalto. Voi siete la luce che nessuna tenebra potrà mai spegnere». E chiude con un messaggio di vicinanza personale: «Non abbiate paura. La paura è l’ombra che il male proietta, ma voi siete figli della luce». «Il vostro pastore è con voi», conclude Savino. «Non sono un osservatore distante, non sono una voce che arriva da lontano. Sono qui, con le scarpe impolverate delle vostre stesse strade, con il cuore che batte al ritmo del vostro. Condivido il vostro pianto, ma insieme a voi voglio condividere la speranza».

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